Il professor Glauco Maria Martufi traccia un quadro dello Yemen assai più complicato di quanto appaia sulla maggior parte dei media occidentali. E spiega perché per raccontare quel che succede ai giorni nostri bisogna guardare al passato, anche a quello meno recente.
DI GIORGIA GRIFONI
Roma,
11 giugno 2011, Nena News – C’era una volta un paese, nascosto tra il
deserto dell’Arabia e le montagne, incastonato tra il Mar Rosso e
l’Oceano Indiano, che Pasolini descrisse come “il paese più bello del
mondo”. Anticamente, era un luogo “felice” per via di tutte le ricchezze
che vi transitavano. Ora si chiama Yemen, ed è insanguinato dalla
guerra civile, dalle lotte tribali e, ogni tanto, dai droni americani a
caccia dei miliziani di Al-Qaeda. C’era una volta un paese, ma ora sono
due. O addirittura tre. E tutti e tre sono ben vigilati dall’ingombrante
vicino settentrionale: l’Arabia Saudita.Tra tutte le linee di frattura che attraversano questo paese, due sono quelle fondamentali per capirne gli assetti. In primis, la presenza degli zayditi, sciiti che risiedono nel nord dello Yemen, nella provincia di Saadah da centinaia di anni. Questa zona confina con l’Asir, provincia che l’Arabia Saudita ha strappato allo Yemen dopo una guerra di quasi 10 anni terminata nel 1934. I confini sono rimasti incerti fino al 2000, anno in cui i due paesi hanno firmato un accordo. Ed è anche la zona dove recentemente sono stati trovati dei giacimenti di petrolio.















