venerdì 27 gennaio 2012

Romania, bloccata la sanità privata


Il governo costretto alla marcia indietro anche dall'impegno di Raed Arafat (nella foto), il medico palestinese che ha fondato il Servizio pubblico di Pronto soccorso rumeno
Articolo tratto da www.presseurop.eu
Se Raed Arafat è sempre stato popolare fra i romeni è perché essi si sentono vicini a questo palestinese originario della Siria, che ha fondato il Servizio mobile di soccorso, rianimazione ed estrazione di persone incidentate (Smurd).
Nato a Damasco nel 1964, Raed ha scoperto a 14 anni una passione per il pronto soccorso. Al liceo ha creato la prima équipe con alcuni compagni di scuola. La medicina, all'inizio una semplice passione, sarebbe ben presto diventata una professione. Suo padre voleva che facesse il Politecnico, ma Raed aveva deciso di "diventare medico o spazzino".
A 16 anni è arrivato in Romania, perché "era il paese che ha risposto più rapidamente alla mia domanda di ammissione all'università [il governo comunista di Nicolae Ceauşescu aveva organizzato un sistema che permetteva ai cittadini dei paesi arabi di studiare in Romania]. "Più tardi ho scoperto che ero stato ammesso anche in Grecia e negli Stati Uniti, ma i miei genitori non mi hanno parlato della proposta americana per paura che non tornassi più". Nel 1989, dopo aver ottenuto la sua laurea, Raed ha avuto la possibilità di andare in Francia. Ma a causa della rivoluzione scoppiata in Romania, il rilascio dei visti si è bloccato e Raed è rimasto a Bucarest.

giovedì 26 gennaio 2012

Come ti colpisco un movimento


Circa 25 arresti e perquisizioni in tutta Italia per gli scontri al cantiere Tav di Chiomonte dello scorso luglio. I No Tav: "Vogliono farci passare per estremisti per affondarci"
Un'operazione di polizia è scattata all'alba in tutta Italia per l'esecuzione di oltre 30 ordinanze di custodia cautelare in relazione agli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa contro la linea ferroviaria Tav Torino-Lione. I reati contestati sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte (Torino). Le ordinanze sono state emesse dal Gip di Torino, Federica Bompieri, su richiesta del Procuratore aggiunto Andrea Beconi, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese. La notifiche delle ordinanze è in corso in varie città italiane, da Palermo a Trento; il maggior numero di provvedimenti riguarda persone residenti in Piemonte.
Fra le decine di arresti nell'operazione della Polizia contro il movimento No Tav, alcuni riguardano frequentatori del Centro sociale torinese Askatasuna e di «case occupate» a Milano. Un ordine di custodia è stato emesso anche per un militante No Tav attivista di un comitato di Bussoleno, in Val Susa. (ANSA).
L'operazione si è estesa in 15 province. Oltre che nel capoluogo piemontese, l'operazione riguarda le province di Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata, Biella, Bergamo, Parma e Modena. La Polizia sta notificando 25 provvedimenti di custodia cautelare in carcere, 15 misure di obbligo di dimora, un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari e una misura di divieto di dimora nella provincia di Torino.

L'atelier di una insurrezione che illumina il presente


La missione impossibile di una teoria della trasformazione. Saggi, lettere e riflessioni postume presentate con un denso saggio dello studioso francese Daniel Bensaïd dedicato ai movimeti sociali contemporanei
Benedetto Vecchi
il manifesto
Il settimanale «Economist» non è nuovo a queste provocazioni. Questa volta tocca a Lenin, che con un sigaro in mano annuncia il ritorno del «capitalismo di stato». Il riferimento è alla formula usata dal leader bolscevico del «capitalismo di stato gestito dal partito comunista» come passaggio obbligato per gestire la difficile transizione - dopo la Rivoluzione e la feroce guerra civile condotta dalla «guardia bianca» contro la Rivoluzione d'Ottobre - al socialismo. Una provocazione, visto che la rivista inglese fa riferimento a quei modelli di capitalismo incardinati sul protagonismo statale, come accade in Cina, Russia, India. Un numero che merita attenzione e una riflessione meno legati alla contingenza. Quello che sorprende è che l'«Economist» coglie sicuramente delle tendenze profonde nel capitalismo contemporaneo. Lo aveva già fatto con Karl Marx, invitando a rileggerlo dopo l'avvio della crisi economica globale nel 2007.

mercoledì 25 gennaio 2012

EGITTO: LA RIVOLUZIONE UN ANNO DOPO, CONTINUA


Oggi grande manifestazione in Piazza Tahrir per il primo anniversario della sollevazione contro Hosni Mubarak. Bilancio di un anno esaltante. Ma la rivoluzione non e' terminata, continuera'

GIULIA SUDANO
Il Cairo, 25 gennaio 2012, Nena News – “#25Jan C’è ancora speranza”, “#25Jan la seconda parte sta per cominciare”. Il canale Twitter #25Jan è un fiume in piena. Straripa delle speranze e della voglia di riscatto dei giovani egiziani, determinati più che mai in vista del primo anniversario dell’inizio della rivoluzione a impedire che quest’ultima resti incompiuta. E’ partito il conto alla rovescia per il prossimo 25 gennaio. La schiacciante vittoria elettorale delle forze islamiche nell’elezione della camera bassa del parlamento e i feroci scontri di fine novembre e metà dicembre fra manifestanti e militari nei pressi di Piazza Tahrir, sembrano aver dato alla ricorrenza un significato e un’importanza che vanno al di là del semplice cerimoniale. Per i movimenti rivoluzionari, il 25 gennaio rappresenta un nuovo trampolino di lancio per far ripartire il processo di cambiamento, iniziato con la caduta del presidente Mubarak e in seguito tradito dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che ne ha assunto ad interim i poteri esecutivi.

Schiariamo le idee a quello sfigato di Martone...


Il viceministro del welfare Martone dice che chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato, e pensa a scuola e università come fabbriche di precari.
Ateneinrivolta.org
Il viceministro del welfare Michel Martone ha dichiarato che chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato, e che invece è da elogiare chi, a 16 anni, si dimostra "pragmatico" riconoscendo che "a quel titolo di studio non arriverà mai", iscrivendosi quindi a un istituto professionale e non a un liceo.
Le parole del viceministro (leggile qui) sono totalmente inaccettabili e dimostrano il totale scollamento esistente tra la sua condizione (così come quella di qualsiasi altro membro di questo governo di "tecnici e professori") e la situazione reale della stragrande maggioranza dei cittadini e delle cittadine di questo paese.

Chiunque sia iscritto a un'università non privata e non faccia parta della classe agiata di questo paese conosce benissimo qual è lo stato dell'istruzione pubblica italiana, colpita da anni da pesanti attacchi e continui tagli. Un'università le cui tasse aumentano di continuo e i cui servizi, specie quelli volti a garantire il diritto allo studio per tutte e tutti, sono sempre più scarsi.
La maggior parte degli studenti e delle studentesse italiani/e sono costretti a pagarsi l'università affiancando al proprio percorso di studi uno, a volte due lavori (quasi sempre precari e in nero), senza la minima possibilità di beneficiare di borse di studio, case dello studente, esenzioni dalle tasse o qualsiasi altra forma di sostegno allo studio

martedì 24 gennaio 2012

Se anche l'Ocse si sposta a sinistra


Nel rapporto "Divided we stand", l'Organizzazione internazionale mette l'accento sulla sproporzione tra i redditi, i vantaggi fiscali per i più ricchi e la necessità di far pagare chi non ha mai pagato.
Quando anche il rapporto Ocse sancisce quello che solo alcuni pochi "dissidenti" ripetono da diversi anni vuol dire che la situazione è molto seria. Ieri il programma "Divided we stand" dell'Ocse ieri ha presentato la sua "nota" sull'Italia alla presenza della ministra Fornero. E ne viene fuori un ritratto impietoso. Riproduciamo il documento perché è molto chiaro e non chiede spiegazioni tranne qualche evidenziazione in neretto da parte nostra.
"La disuguaglianza dei redditi tra le persone in età lavorativa è aumentata drasticamente nei primi anni Novanta e da allora è rimasta a un livello elevato, nonostante un leggero calo verso la fine del primo decennio degli anni duemila. La disuguaglianza dei redditi in Italia è superiore alla media dei Paesi Ocse, più elevata che in Spagna ma inferiore che in Portogallo e nel Regno Unito. 
Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta.
Le imposte sui redditi e i sussidi sociali hanno un ruolo importante nella redistribuzione del reddito in Italia, riducendo la disuguaglianza di circa il 30%

La proporzione di reddito detenuta dallo 0.1% della popolazione è aumentata da 1.8% a 2.6% nel 2004. Allo stesso tempo, le aliquote marginali dell'imposta sui redditi più alti si sono quasi dimezzate passando dal 72% nel 1981 al 43% nel 2010. (la pressione fiscale, quindi, è diminuita per i redditi più alti generando un impatto esplosivo sul debito pubblico, ndr).

lunedì 23 gennaio 2012

Debito vs democrazia


Si è svolto sabato 21 il "No debito day" la giornata dedicata al lancio di una petizione nazionale per chiedere il referendum sulle politiche economiche. Decide "l'Europa" o decidono i cittadini?
Andrea Martini
Si è svolto sabato 21 gennaio, in numerose città, almeno 12 (Torino, vai centri liguri, Padova, Monfalcone e Trieste, Pisa, Firenze, Roma, Frosinone e Napoli, ma nel frattempo arrivano notizie anche da altre città) il No Debito Day, la giornata di propaganda, iniziative, dibattiti sul debito. E’ stato un lavoro particolarmente controcorrente, visto quello che accade, nell’informazione mainstream, sul giudizio sul governo, sulla sua politica e, in particolare, sul debito. Infatti, da due mesi e mezzo a questa parte, cioè dalla sostituzione dell’ingombrante Berlusconi con il più suadente Monti, tutti i conduttori dei maggiori telegiornali nazionali si sono trasformati in altrettanti Minzolini, cioè in entusiasti e acritici sostenitori dell’azione governativa e della presunta “azione risanatrice” dei “professori”.
Il Comitato nazionale No Debito, invece, ha cercato di sviluppare una decisa opera di controinformazione, in particolare nelle città in cui possiede una presenza maggiormente organizzata e supportata dalle formazioni politiche e sociali che con il Comitato hanno dato vita alle due assemblee nazionali del 1° ottobre e del 17 dicembre.

Perché la Tav è dannosa


Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino – Lione, Progetto Prioritario Ten-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali
Onorevole Presidente,
ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, ricercatori, docenti e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare.

Sentiamo come nostro dovere riaffermare – e nel seguito di questa lettera, argomentare – che il progetto1 della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori attraversati.
Diminuita domanda di trasporto merci e passeggeri
Nel decennio tra il 2000 e il 2009, prima della crisi, il traffico complessivo di merci dei tunnel autostradali del Fréjus e del Monte Bianco è crollato del 31%. Nel 2009 ha raggiunto il valore di 18 milioni di tonnellate di merci trasportate, come 22 anni prima. Nello stesso periodo si è dimezzato anche il traffico merci sulla ferrovia del Fréjus, anziché raddoppiare come ipotizzato nel 2000 nella Dichiarazione di Modane sottoscritta dai Governi italiano e francese. La nuova linea ferroviaria Torino-Lione, tra l’altro, non sarebbe nemmeno ad Alta Velocità per passeggeri perché, essendo quasi interamente in galleria, la velocità massima di esercizio sarà di 220 km/h, con tratti a 160 e 120 km/h, come risulta dalla Via presentata dalle Ferrovie Italiane.

L'acqua allo sciopero del 27


Il Forum dei movimenti per l'acqua pubblica aderisce alla fermata generale promossa dall'Usb il 27 gennaio prossimo
Il Governo Monti attacca con liberalizzazioni e privatizzazioni beni comuni e servizi pubblici. Fra questi anche l'acqua, nonostante 27 milioni di italiani abbiano votato a favore della sua pubblicizzazione nel Referendum del giugno scorso.
Questi temi, che colpiscono pesantemente i lavoratori anche in quanto cittadini utenti, sono al centro dello sciopero generale di 24 ore che Usb e altri sindacati conflittuali ed indipendenti hanno indetto per tutte le categorie pubbliche e private il 27 gennaio.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua aderisce allo Sciopero Generale ed alla manifestazione che nella stessa giornata si terrà a Roma. Questo il testo del Forum:
“Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua parteciperà allo sciopero generale indetto dai sindacati di base (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas, Usi) contro il governo Monti e le sue politiche di liberalizzazione a tutela del grande capitale bancario, finanziario ed economico.
Inoltre l'esplicito richiamo alla difesa dei beni comuni, dell'acqua e dell'esito referendario costituiscono elementi fondamentali della scelta del Forum a partecipare alla manifestazioni di piazza che sono state indette.
Dunque, saremo mobilitati, come nell'ultima settimana per esigere che il Governo rispetti la volontà popolare ed accetti l'indicazione ricevuta per un nuovo modello basato sulla partecipazione, la tutela dei beni comuni e l'alternativa alla ricetta del mercato ad ogni costo.
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia.”

domenica 22 gennaio 2012

EGITTO:VITTORIA ISLAMISTA,AI RIVOLUZIONARI 7 SEGGI


La prossima settimana si festeggia l'anniversario della rivoluzione egiziana. Ma chi fu protagonista di quei giorni eccezionali, verra' rappresentato in Parlamento da pochissimi deputati. Gli islamisti hanno il 70% dei seggi

Roma, 21 gennaio 2012, Nena News – I protagonisti della rivoluzione del 25 gennaio si preparano a festeggiare la prossima settimana in Piazza Tahrir l’anniversario della sollevazione contro il “faraone” Hosni Mubarak (ora sotto processo)  con una manifestazione che si annuncia di massa. Ma i “rivoluzionari” non hanno molti motivi per essere allegri. La loro lista elettorale, Rivoluzione Continua, ha conquistato appena sette seggi nel nuovo parlamento egiziano. Celebrano invece gli islamisti che, almeno nella prima fase, non presero parte alla rivoluzione e che per molti giorni mantennero un atteggiamento ambiguo, in attesa di capire il destino di Mubarak.

I Fratelli musulmani, i salafiti e il partito islamista centrista Wasat hanno conquistato 233 seggi, pari a circa il 75% del totale nella quota proporzionale, e 166 seggi attribuiti col maggioritario. Il partito liberale di destra Wafd e il Blocco egiziano si attestano al terzo e quarto posto rispettivamente con 36 e 33 seggi. Quindici seggi li hanno presi anche i “filul”, i fedelissimi dell’ex rais Mubarak, che nonostante restrizioni e boicottaggi alla fine sono riusciti, anche se in minima parte, a tornare nei banchi che avevano dovuto lasciare in tutta fretta dopo la rivoluzione.

Tre anni senza tutele. E dopo?


Il governo lancia le sue esche sulla riforma del mercato del lavoro e il sindacato fa melina. Ma nessuno sembra davvero in grado di battere il precariato
Salvatore Cannavò
da Il Fatto quotidiano
Il governo intende affrontare con “filosofia” la trattativa con le parti sociali sul mercato del lavoro, dice Mario Monti. E un assaggio della “filosofia” governativa è stato però dato ieri al quotidiano Repubblica che ha pubblicato le linee guida del progetto di Elsa Fornero. Non molto di nuovo, si continua a parlare del Contratto unico di inserimento (Cui) sul progetto Boeri-Garibaldi, compromesso raggiunto anche in casa Pd.
In cambio dell’abolizione delle 46 diverse tipologie di contratti atipici e a termine (mantenuti per lavoro stagionali, ma anche per compensi superiori ai 25 mila euro annui) verrebbe istituito un contratto di tre anni, privo dell’articolo 18 e nel cui quadro sarebbe consentito il licenziamento previo indennizzo (e non reintegro). Al termine del triennio scatterebbe la stabilizzazione con le garanzie del contratto a tempo indeterminato. Una stabilizzazione con passaggio dal “purgatorio” del contratto provvisorio al “paradiso” del contratto a tempo pieno e indeterminato.