giovedì 20 giugno 2013

PSoL del Brasile: “La rivolta popolare è legittima!”

La rivolta popolare è legittima! Abbasso la repressione!
PSOL
Il PSoL (Partido Socialismo e Liberdade) manifesta iol suo totale appoggio alle manifestazioni in corso in tutto il Brasile contro l’aumento delle tariffe dei trasporti collettivi e rifiuta con forza la violenza poliziesca che cerca di reprimere il legittimo diritto di organizzarsi e di manifestare.

La crescente intensità delle proteste – che si sono estese da Porto Alegre, Natal, Maceió, Goiânia, Rio de Janeiro e São Paulo – ha fatto breccia nel blocco della grande stampa ed è diventata un tema di mobilitazione sociale.
I governanti dell’ “usa e getta” non riescono a capire che la rivolta è causata dal rifiuto di un sistema  di trasporti pubblici in cui bisogna stare in piedi fino a sei ore al giorno in autobus di pessima qualità, spendendo fino a un terzo del  salario e che tutto ciò ha anche spinto al grande appoggio popolare alle manifestazioni.

Brasile, rivolta contro l’austerità. Comunicato del NPA


Protesto MPL 2 - Mídia Ninja
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Dopo un decennio di relativa pace sociale sotto i vari governi del PT (Partdo dos trabalhadores), il Brasile è oggi attraversato dalla mobilitazione sociale più grande dopo la destituzione dell’allora presidente Collor nel 1992. Il fattore scatenante del movimento che ieri ha portato in piazza oltre 200.000 persone, soprattutto giovani, in tutte le principali città del paese, è stata l’impennata dei prezzi dei trasporti pubblici. A titolo di esempio, in una città come São Paulo il prezzo del biglietto di trasporto supera un euro, mentre il salario minimo non arriva a 250 euro. Tuttavia, l’ondata di rabbia, che ha portato a episodi come l’assedio del parlamento nella capitale Brasila e i violenti scontri in particolare a Belo Horizonte e a Rio de Janeiro, ha cause molto più profonde.

domenica 16 giugno 2013

La chiusura in Grecia della televisione pubblica: una nuova battaglia di una guerra sociale e politica prolungata


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Red. Alencontre. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

I canali della radiotelevisione pubblica ERT hanno cessato le trasmissioni martedì 11 giugno poco dopo le 23 (22 in Svizzera e in Francia) e gli schermi sono diventati neri e il trasmettitore principale situato su una montagna nei pressi di Atene è stato messo fuori uso dall’intervento della polizia. I tecnici non sono stati in grado di neutralizzare il provvedimento perché presi alla sprovvista. Ma la diffusione per mezzo del sistema di trasmissione analogica a partire dall’edificio della ERT sembra funzionare on-line, almeno fino a questo momento (12 giugno) giugno. Tutto questo naturalmente per quella minoranza di persone che dispone di mezzi tecnici adeguati. Tutto questo porta un attivista ad affermare ironicamente: “Non avrei mai immaginato di dover guardare la televisione pubblica illegalmente!”

F-35, di nascosto il Governo ne ordina altri sette (e fanno dieci)

di Toni de Marchi da Il Fatto Quotidiano.
Zitto zitto, quatto quatto. Ve li ricordati i fumetti? Paperino, mi pare. Oppure il Gatto Silvestro? Ogni tanto spuntava questo articolato fonosimbolismo e uno non poteva non immaginare il nostro mentre strisciava pancia a terra mentre preparava qualcosa di innominabile.
Bene, pare che qualche appassionato di fumetti che sta (o stava) al Governo abbia fatto lo stesso con l’F-35 e nei mesi (settimane?, non si sa) scorsi abbia ordinato alla chetichella altri sette F-35 oltre ai tre che già sapevamo. La cosa è ufficialissima, non un’indiscrezione: è infatti uncomunicato inviato ai giornalisti il 13 giugno dalla Lockheed Martin che ce lo racconta. Secondo la ditta statunitense oltre ai tre esemplari appartenenti alla cosiddetta LRIP-6 (Low Rate Initial Production, produzione iniziale a basso rateo) della versione F-35A a decollo convenzionale, ne sono già stati ordinati altri 3 della LRIP-7 e 4 della LRIP-8, sempre della stessa versione destinata all’Aeronautica Militare.

Bolzaneto, l’Italia è il Paese della tortura

di Checchino Antonini

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«L’Italia è un Paese in cui si pratica la tortura, ma si fa finta che non sia così», sbotta Lorenzo Guadagnucci uscendo dal Palazzaccio. Da pochi istanti è stata pronuciata la sentenza di Cassazione per i massacri e gli abusi commessi a Bolzaneto nel 2001. La Quinta sezione penale della Cassazione ha messo un paletto definitivo sul capitolo delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto, carcere provvisorio del G8 di Genova, confermando 7 condanne e concedendo 4 assoluzioni. Oronzo Doria, Franco, Trascio e Talu, sono i nomi degli agenti assolti. Mentre sono state confermate le condanne – inflitte dalla Corte d’appello di Genova il 5 marzo 2010 – per l’assistente capo della polizia Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), che divaricò le dita delle mano di un detenuto fino a strappare la carne, gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra.

martedì 11 giugno 2013

Buon compleanno referendum!

Dal sito www.acquabenecomune.org

Buon compleanno referendum!
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Il 12 e 13 Giugno 2011, dopo molti anni, i referendum hanno di nuovo raggiunto il quorum e sono tornati ad essere lo strumento di democrazia diretta che la Costituzione garantisce. La maggioranza assoluta delle italiane e degli italiani si è espresso a favore della fuoriuscita dell'acqua e dei servizi pubblici locali da una logica di mercato e di profitto.

A Pomigliano riprende la mobilitazione operaia

di Umberto Oreste
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A nessuno è andata giù la richiesta della direzione aziendale della Fiat di imporre due sabati lavorativi per il 15 ed il 22 giugno.
I lavoratori in produzione, che sottostanno a ritmi impossibili durante l’intera settimana, devono protrarre per ulteriori due giorni la settimana lavorativa; il loro malumore cresce ed i sindacati che hanno firmato lo sciagurato accordo (Fim Cisl, Uilm, Fismic) si rifiutano oggi di indire assemblee retribuite in fabbrica, temendo la rabbia dei lavoratori.
Sono perfino arrivati senza vergogna a trasformare in produzione aggiuntiva le 10 ore di assemblea previste dallo Statuto dei lavoratori.

lunedì 10 giugno 2013

Francia. Quando i fascisti uccidono

L’assassinio a Parigi del giovane militante antifascista Clèment Méric è l’ultimo terribile atto di una catena di aggressioni e atti di violenza perpetrati da gruppi nazifascisti in vari paesi europei, in particolare in Grecia, ma non solo. Anche nel nostro paese, al di là della scarsa presa elettorale delle formazioni di estrema destra, cresce il loro attivismo sociale e crescono anche gli episodi di violenza e di aggressione da parte di queste forze.
Con l’aggravarsi della crisi e della disoccupazione, e l’assenza di un’alternativa di sinistra, la minaccia fascista sta crescendo nei paesi europei. E’ una minaccia che va presa sul serio, più di quanto è stato fatto finora, e rende necessaria l’azione unitaria della sinistra di classe anche su questo terreno, cominciando a pensare anche a forme di coordinamento su scala europea.

giovedì 6 giugno 2013

Da oggi nessuno di noi sarà più lo stesso!


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Se ne diranno di cose, su questi quattro giorni. Si scrivera’, si parlera’, si tracceranno grandiosi scenari politici.
Ma che cose e’ successo veramente?
La resistenza per il parco di Gezi ha infiammato la capacita’ di gente come noi di autorganizzarsi ed agire – e per accenderla e’ bastata una scintilla. Abbiamo visto il corpo della resistenza stendersi verso di noi lungo il pontre del Bosforo, abbiamo visto il suo coraggio mentre combatteva per respingere gli idranti su Istiklal; Abbiamo visto le sue braccia in tutti quelli che, piegati da un’orgia di lacrimogeni, lottavano per mettere i compagni in salvo; abbiamo visto il corpo della resistenza in ogni negoziante che ci ha offerto il cibo, in ogni dottore sceso in strada per soccorrerci, in tutti quelli che hanno aperto la casa ai feriti, nelle nonne rimaste sveglie alla finestra a sbattere pentole tutta la notte contro la repressione.

Regole sindacali e patto sociale, respingiamolo!


di Andrea Martini
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Venerdì 31 maggio, le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno stipulato con Confindustria un patto sulla rappresentanza, sulla rappresentatività e sulla esigibilità da parte padronale degli accordi.

Questo patto viola platelamente principi democratici e perfino principi costituzionali.
Esso, infatti, impedendo che le lavoratrici e i lavoratori siano liberi di scegliersi i propri rappresentanti. La partecipazione alla elezione dei rappresentanti sindacali “unitari” sarà aperta solo alle liste presentate da Cgil, Cisl e Uil o da altri sindacati che (come loro sanciscono solennemente con questo patto) rinuncino ad ogni azione di sciopero

mercoledì 5 giugno 2013

Documento conclusivo del convegno “Lavoro e non lavoro al tempo del Fiscal Compact”

Lavoro e non lavoro
al tempo del Fiscal Compact
Torino, 1-2 giugno 2013
 Note
 Dopo anni di politiche di austerità condotte dai diversi governi, oggi le condizioni del
lavoro, in termini di conquiste, di salario e di diritti della classe lavoratrice sono tornati
indietro di 60 anni. Tutto il cosiddetto Stato sociale, sanità, assistenza, scuola, previdenza sono rimessi in discussione.
I tagli e le privatizzazioni sono finalizzati a garantire rendite finanziarie e profitti.
Il governo Letta è in totale continuità programmatica e politica con quello “tecnico” precedente; è sostenuto dagli stessi partiti e ha lo stesso programma, dettato dalla
troika della UE e dalle banche, nella linea del fiscal compact.
In base a quel trattato, i suoi obiettivi sono quelli di distribuire contributi e agevolazioni alle imprese, tagliare le tasse ai padroni, flessibilizzare il lavoro, distruggere le ormai residue certezze contrattuali e normative, controriformare ancora la previdenza a favore delle assicurazioni private, privatizzare e tagliare i servizi a carattere universale (scuola e
sanità). Un arretramento non fatale
L'arretramento dei diritti, delle conquiste, dei rapporti di forza tra il mondo del lavoro e
il capitale appare inesorabile e inarrestabile ormai da decenni. La sua accelerazione negli ultimi anni sta consumando anche i margini di tollerabilità
sociale che si erano costruiti grazie ai progressi dei decenni precedenti, dal dopoguerra
agli anni settanta del secolo scorso

Turchia, mobilitazione e repressione


di Lénaïg Bredoux (da Alencontre.org)
traduzione di Titti Pierini
occupygezi
Si tratta di uno dei più vasti movimenti di protesta dall’avvento al potere del Primo ministro Erdogan, nel 2003. Esso ha assunto venerdì un andamento violento, allorché la polizia ha deciso di reprimere le manifestazioni con grande impiego di lacrimogeni e cannoni ad acqua. A Istanbul diverse centinaia di persone sono rimaste ferite. Sabato il movimento, scatenato da un progetto di ristrutturazione edilizia e trasformatosi in una più ampia contestazione della politica del governo, proseguiva e si estendeva a varie altre grandi città turche, tra cui la capitale Ankara.

Resoconto del convegno “Lavoro e non lavoro al tempo del Fiscal Compact”


di Sinistra Critica Torino
Il convegno “Lavoro e non lavoro al tempo del Fiscal Compact” organizzato da Sinistra Critica Torino gli scorsi 1 e 2 giugno è stato un successo con la partecipazione di oltre 150 lavoratrici e lavoratori, di Torino e provincia in grandissima parte ma con la partecipazione anche di alcune delegazioni di città del Nord Italia, della Svizzera e la presenza del compagno Ciccio Maresca di Taranto e della compagna e sindacalista Greca Katerina Giannoulia. Molto folta la partecipazione non solo di militanti sindacali della CGIL e della Fiom, ma anche dell’USB e della CUB.

lunedì 3 giugno 2013

Accordo Confindustria con CGIL CISL UIL.


 Giorgio Cremaschi - 
Quando ho cominciato ha fare il sindacalista negli anni 70 del secolo scorso, dopo ogni accordo sindacale la prima cosa che chiedevano  i lavoratori in assemblea era: ma il padrone lo applicherà?
Allora in genere si facevano accordi che miglioravano la condizione delle persone, e la prima preoccupazione era quella di non dover fare troppi scioperi anche per ottenere l'applicazione della intensa appena conquistata.
Oggi la piena " esigibilità" degli accordi viene vantata dal presidente della Confindustria come il maggior pregio dell'accordo sulla rappresentanza appena sottoscritto con CGIL CISL UIL . La ragione di questa inversione di ruoli è molto semplice, gli accordi che si fanno e si faranno servono a peggiorare il salario e le condizioni di lavoro e quindi è alle persone sottoposte ad essi che bisogna imporre l'ubbidienza. Questo significa la piena applicazione dell'accordo del 28 giugno 2011, con il suo via libera al regime delle deroghe ai contratti nazionali.
L'accordo serve a superare ciò che ancora resta della divisione tra lavoratori garantiti e non, naturalmente estendendo a tutti la condizione peggiore. Del resto la flessibilità dei salari e degli orari è ciò che ci chiede la Commissione Europea per proseguire la politica di rigore. 

I risultati elettorali e l’esperienza di Repubblica Romana

di Daniela Amato,  Checchino Antonini, Armando Morgia
Le elezioni fotografano la realtà, si usa dire. Ed è particolarmente vero per questa tornata di comunali romane: un/a elettore/trice su due (più di un milione di persone) non ha nemmeno pensato di recarsi alle urne e solo il 43,2% ha barrato anche il simbolo di un partito. Hanno perso tutti, o quasi. Perdono i candidati, perdono i partiti, specie quelli che fanno parte del governo Letta.
Marino, il favorito per il ballottaggio, ha preso 248.406 voti in meno rispetto a febbraio pur prendendo il 43,1% in più della somma delle sue liste. Il Pd perde in tre mesi 191.032 voti (il 34,8%), Sel ne perde solo 11.845 (-15,7%) ma va segnalato che nella Capitale tutto il centro sinistra, compresa Sel, è storicamente un’aggregazione con enormi capacità clientelari. Solo il minuscolo Centro Democratico di Tabacci raddoppia i suoi voti grazie alla capacità di raccolta di qualche “signore delle preferenze” di scuola democristiana.

Lontani dal voto.


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Giulio Calella – da ilmegafonoquotidiano.it

Per il centrosinistra il voto amministrativo ha rappresentato la propria resurrezione e la sconfitta di Grillo. La realtà è diversa. Vince l’astensionismo e a essere bocciate sono state le “larghe intese”. Ma anche la vecchia sinistra radicale
“La rivincita del Pd, crolla Grillo”. Questo il titolo di Repubblica il giorno dopo le ultime elezioni amministrative. Ma a guardar bene la realtà è diversa.
Il dato infatti, pur premiando il centrosinistra, è molto più simile a quello uscito dalle elezioni politiche di tre mesi fa. Il voto amministrativo, e in particolare quello romano – il più importante da tutti i punti di vista – conferma infatti che la maggioranza della popolazione italiana non si riconosce più nei partiti che hanno caratterizzato il bipolarismo italiano e che insieme hanno garantito prima la larga maggioranza del governo Monti, e oggi del governo Letta. A Roma, su circa 2.400.000 aventi diritto, Marino ed Alemanno insieme raccolgono solo 870.000 voti, poco più di un terzo. Queste cosiddette “larghe intese” insomma, tanto larghe non sono.

giovedì 30 maggio 2013

Programma e informazioni sul convegno di Torino



LAVORO E NON LAVORO
al tempo del Fiscal Compact
Convegno delle lavoratrici e dei lavoratori
1-2 giugno Torino
Comitato di quartiere Madonna del Pilone
Corso Casale 212 (dalla stazione Porta Nuova bus n. 61, altri bus 30,54,66)
Sabato dalle 9,30 alle 19; Domenica dalle 9,30 alle 13,30
Programma dei lavori
Sabato 1° giugno
Ore 9,30
Presentazione di Adriano Alessandria
Relazione di Nando Simeone
Ore 11-13,30 Interventi delle/dei partecipanti e invitate/i
Ore 13,30 14,30 Servizio di ristoro freddo (panini) sul luogo
Ore 14,30- 18 prosecuzione degli interventi
Ore 16 intervento della compagna greca Katarina Giannoulia, militante di Syriza e sindacalista dell’ADEDY (la confederazione del settore pubblico).
Ore 18 comunicazione dell’economista C.A. Udry su “La crisi in Europa e la classe operaia”.
Sono stati invitati la Fiom, le organizzazioni sindacali di base, “La CGIL che vogliamo” e la “Rete 28 aprile”, i delegati e le delegate delle principali aziende della provincia di Torino, le/i compagni della Ri-Maflow di Trezzano, nonché diversi esponenti dei movimenti “sociali”.
Interverranno, tra gli altri, Antonio Citriniti (V lega Fiom Mirafiori), GiorgioCremaschi (CGIL), Emilia Papi (USB), Cosimo Scarinzi (CUB), ElianaComo e Sergio Bellavita (Fiom), un esponente del SI.Cobas, RossanaBecarelli (comitato 21 marzo).
Ore 20,30 Cena presso il circolo ARCI “Fuori Luogo” in corso Brescia n. 14 c (prezzo 12 euro).
Domenica 2 giugno
Ore 9,30
L’assemblea si divide in due commissioni per discutere di:
  • Salario e lavoro, progetti di legge in materia e strumenti di lotta”;
  • Occupazione, nazionalizzazioni, intervento pubblico, autogestione”.
La divisione in due ampie commissioni serve per approfondire specificatamente le due tematiche e permettere il maggior numero di interventi.
Ore 11 Ripresa del dibattito in assemblea generale
Ore 12,30 Conclusioni di Franco Turigliatto
Ore 13,30 Pranzo e festa conviviale nel giardino esterno con il concerto del cantautoreGianni Gandino che interpreta le canzoni del movimento operaio e libertario, di De André e le sue proprie composizioni.
Ecco alcuni elementi informativi per  arrivare alla sede
del Convegno sul lavoro, Corso Casale 212.

Da Bologna riparte la lotta per la scuola pubblica



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di Francesco Locantore
Il referendum consultivo di Bologna ha avuto un risultato netto e incontrovertibile: l’opzione A, quella per cui il comune dovrebbe smettere di finanziare le scuole dell’infanzia private, ha ottenuto il 59% dei consensi (oltre 50mila voti), contro il 41% (circa 35mila voti) dell’opzione B, secondo cui il comune dovrebbe continuare a spendere circa un milione di euro l’anno per gli asili privati parificati.
Il fronte dei perdenti è molto vasto, tutti i partiti che sostengono il governo Letta (nonché la Lega Nord) si erano schierati per l’opzione B, in particolare si era esposto il Partito Democratico, storicamente al governo della città. Il sindaco Virginio Merola, eletto nel 2011 con una coalizione di centrosinistra che comprende PD, Sel, Federazione della Sinistra, IdV e socialisti riformisti, si è espresso fortemente per l’opzione B, invitando i cittadini a non disertare le urne, ma anzi a confermare esplicitamente l’orientamento tenuto dalla giunta comunale. Sel e il Prc si sono dissociati dall’orientamento del sindaco che pure avevano contribuito ad eleggere e – nel caso di Sel – che continua a sostenere in consiglio comunale e nella giunta cittadina. A dare man forte al PD sono scesi in campo intellettuali come il professor Zamagni e politici del calibro di Romano Prodi, fresco di bocciatura dall’elezione a presidente della Repubblica, oltre che i poteri forti della Confindustria, la Cisl, la Fism – federazione delle scuole materne (sic!) cattoliche – la compagnia delle Opere, la curia e lo stesso Papa Francesco, che ci ha tenuto a sottolineare il ruolo educativo delle scuole cattoliche e a rivendicarne un adeguato riconoscimento.

Comunali 2013, un voto che conferma una situazione pessima


di Andrea Martini

Elezioni
I risultati delle elezioni amministrative del 26 e 27 maggio confermano tutte le principali tendenze già riscontrate nelle recenti votazioni politiche di fine febbraio, seppure nel modo frammentario e a volte contraddittorio proprio delle scadenze elettorali locali.
Da questo punto di vista occorre sottolineare come la liquefazione delle grandi opzioni politiche in cui si divideva l’elettorato italiano nei decenni scorsi e la loro sopravvivenza solo residuale fanno spesso prevalere, anche in una votazione che pure coinvolge una fetta significativa di comuni (quasi 600 con oltre 7 milioni di elettori potenzialmente chiamati alle urne), decine e decine di liste “civiche”, di liste legate a piccoli o grandi potentati locali, ad ambizioni politiche di affaristi o di dirigenti politici “in libera uscita” dalla propria formazione. Emblematica ne è stata la discussa scheda elettorale romana larga 120 centimetri per contenere le 19 coalizioni e i 40 simboli di lista. E così i risultati si sbriciolano in una miriade di soluzioni a volte incoerenti tra loro.

Un’operazione tecnicamente riuscita…


Dal Blog:Per un movimento politico Anticapitalista e libertario.

di Giorgio Cremaschi

Nello stesso giorno in cui il palazzo festeggia l’annuncio del ritiro da parte della Commissione Europea della procedura di infrazione per eccesso di deficit, l’OCSE rivede in peggio le previsioni sulla disoccupazione ufficiale. Che continuerà a crescere per tutto quest’anno e per quello prossimo, fino a superare il 12%,un livello da anni trenta del secolo scorso.
Se davvero la questione sociale fosse al centro delle preoccupazioni, il secondo dato avrebbe la precedenza sul primo. Ma naturalmente non è così.
Con le politiche di austerità la classe dirigente del paese ha scelto consapevolmente di pagare le riduzione dello spread finanziario con la più che proporzionale crescita dello spread sociale, il resto sono solo lacrime di coccodrillo e ipocrisia elettorale.
Il Presidente della Corte dei Conti ha calcolato in 230 miliardi di euro il mancato prodotto dovuto alle politiche di austerità. Se nel 2014 sarà possibile davvero, come sostiene il governo, recuperare 10 miliardi per investimenti, sarà un ventitreesimo di ciò che si è perso.