martedì 3 luglio 2012

Messico, l'odore dei brogli


Il nuovo presidente Enrique Peña Nieto è stato già proclamato ma diversi conteggi indipendenti danno in vantaggio Lopez Obrador. Chi è il nuovo presidente e cosa proverà a fare
di Maria Benciolini e Gregorio Serafino
Lo scorso 1 luglio in Messico sono stati eletti il nuovo presidente della repubblica, la metà dei deputati e senatori membri del congresso, il governatore di città del Messico e di alcuni altri stati della repubblica e molte cariche amministrative minori. Senza dubbio l’elezione più importante è stata quella del presidente della repubblica, non solo per le conseguenze che avrà sulle vite dei cittadini messicani ma anche perché offre l’immagine più interessante della situazione politica del paese. Dopo 12 anni il Partido Revolucionario Institucional tornerà al governo del Messico. Anche se i risultati ufficiali arriveranno solamente il 4 luglio, dai dati del Programma di Risultati Elettorali Preliminari (Prep), con il 98.95 per cento dei seggi già verificati, risulta ormai evidente che Enrique Peña Nieto e il Partido Revolucionario Institucional (PRI) sono i vincitori.

Islanda "double face"


Il progressista Ólafur Ragnar Grímsson è stato rieletto presidente ma il voto sembra premiare anche le istanze ostili all'Unione europea. Il movimento che ha contestato le banche e il debito è però in una fase stagnante. In attesa del referendum
Sergio Morra
Nelle elezioni presidenziali islandesi di ieri risulta rieletto il Presidente uscente, Ólafur Ragnar Grímsson, che ottiene il 52,78 per cento dei voti. La sua principale avversaria, Þóra Arnórsdóttir, è ferma al 33,16; gli altri candidati ottengono tra l’1 e l’8,6 per cento dei voti. La partecipazione al voto è stata quasi del 70 per cento.
La rielezione di Ólafur Ragnar può essere considerata una buona notizia: sebbene non sia esente da responsabilità per la crisi, avendo contribuito ad avallare i “successi” economici delle coalizioni che hanno portato l’Islanda alla bancarotta, ha però dimostrato grande apertura e correttezza politica nei confronti dell’impetuoso movimento popolare che negli ultimi anni ha imposto le dimissioni del vecchio governo rivendicando soluzioni alternative. Inoltre Ólafur Ragnar non ha mai nascosto le sue perplessità nei confronti della proposta di aderire all’Unione Europea. La sua figura storica è quella di un vecchio comunista, resosi indipendente dai partiti politici con la sua prima elezione a Presidente (nel 1996) e che a lungo si è adagiato nella sua carica, ma che di fronte al terremoto economico e politico degli ultimi anni ha ripreso una certa libertà di pensiero e capacità d’iniziativa.

Le pensioni d'oro al governo


Il Consiglio dei ministri si appresta a varare la "spending review", cioè l'assalto al lavoro pubblico e al welfare. Ma chi decide i tagli incassa pensioni da centinaia di migliaia di euro. A partire dal "commissario" Enrico Bondi
Salvatore Cannavò
(da Il Fatto quotidiano dell’1 luglio 2012)
Il governo, lo stesso che si appresta a sforbiciare la spesa pubblica con la spending review e che ha varato la riforma della previdenza, ha detto no all’inserimento di un tetto alle pensioni d’oro. Perché? Di pensioni a 5 stelle tra i banchi dell’esecutivo ce ne sono diverse, basta leggere le indennità di diversi ministri e sottosegretari. Un pacchetto di alti redditi che in parte aiutano a spiegare la reticenza con cui l’esecutivo ha affrontato finora il tema dei tetti agli assegni della previdenza pubblica. La lista, del resto, chiama in causa addirittura il super-commissario ai risparmi, Enrico Bondi. Ma spicca anche un sottosegretario, Gianfranco Polillo, il sospettato numero uno del rinvio della norma. Non è ancora chiaro, infatti, come sarà il provvedimento che il Consiglio dei ministri è chiamato a varare la spending review (10 miliardi di tagli quest’anno, il doppio nel 2013, per disinnescare la bomba dell’aumento del-l’Iva previsto da Berlusconi). E soprattutto non è chiaro se ci sarà o no un tetto massimo per le pensioni pagate dall’amministrazione pubblica che l’emendamento presentato dal deputato Pdl, Guido Crosetto, indicava in 6mila euro netti mensili.

domenica 1 luglio 2012

Messico, la speranza Amlo


Si vota per le presidenziali il prossimo 1 luglio e gli occhi della sinistra sono puntati su Andres Manuel Lopez Obrador (Amlo), secondo nei sondaggi. Il rischio dei soliti brogli ma anche la variante del movimento studentesco yosoy132
Maria Benciolini
Domenica 1 luglio in Messico si terranno le elezioni presidenziali e saranno, si spera, un momento di cambiamento e rinnovazione per il Paese.
Per capire il perché è necessario fare qualche passo indietro e ricordare che dalla fine della rivoluzione messicana fino al 2000 un solo partito ha governato il Messico. Per 70 lunghi anni ilPartido Revolucionario Institucional è stato “il potere”, l’archetipo del partito corrotto latinoamericano fatto di clientelismi, corruzione a ogni livello, compravendita di voti e frodi. A dispetto del nome del partito, i governanti del PRI si sono anche macchiati, nel corso dei decenni, di feroci azioni repressive e hanno attuato politiche liberiste che hanno messo in ginocchio l’economia messicana. Ogni 6 anni il presidente in carica faceva il nome del “suo” candidato e questo, casualmente, vinceva le elezioni con la stragrande maggioranza dei voti.

Ripartiamo dal Sud


Sabato 30 il corteo a Napoli delle realtà di lotta del meridione contro il governo Monti e l'austerità. Per non rimanere in mutande
Oggi, venerdì, in mutande contro le banche (lo strip è andato in onda nella sede della Bnl) e il debito. Domani in corteo per ripartire dal Sud. Qui di seguito l'appello delle realtà meridionali che scenderanno in piazza contro l'austerità e le politiche europee del governo Monti.
La politica economica e sociale del governo Monti e i diversificati effetti del corso della crisi economica stanno fortemente penalizzando le condizioni di vita e di lavoro nell’area metropolitana di Napoli e di tutto il meridione d’Italia.
Nei nostri territori – ancora più che altrove - gli effetti antisociali di queste politiche sono evidenti attraverso la cancellazione di migliaia di posti di lavoro, il dilagare della precarietà e della disoccupazione, l’ulteriore ridimensionamento del già limitato sistema dei servizi sociali mentre, nel contempo, non si fermano i processi di devastazione ambientale e di militarizzazione dei territori. La contro-riforma Fornero agirà col bisturi su un mercato del lavoro che è già in gran parte informale e al nero.

Il totem è venuto giù, il lavoro non è un diritto


La frase del ministro Fornero, al di là delle precisazioni su "job" e "work" rivela una filosofia in azione da oltre venti anni. E che viene sancita dall'approvazione della riforma che abolisce, di fatto, l'articolo 18. Con il placet del Pd
Salvatore Cannavò
“Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”Le affermazioni del ministro Elsa Fornero al Wall Street Journalrappresentano un programma politico nella loro secchezza e anglosassone sintesi. Spesso, quando si danno interviste ai giornali stranieri, si dice meglio quello che si pensa davvero, lo spirito di fondo che muove le proprie azioni.
E non serve a molto la precisazione secondo la quale nel testo completo dell'intervista la parola utilizzata è job (posto di lavoro) invece che work (lavoro più in generale) apparso sul testo cartaceo. E' una "distinzione indifferente", come ci conferma il giornalista del Wall Street Journal e che non elimina il senso di fondo dell'affermazione, la convinzione più genuina del ministro.
La filosofia espressa è quella di una società, probabilmente idealizzata, in cui le persone non stiano ferme sul posto, si diano da fare, si “guadagnino” appunto il lavoro piuttosto che aspettare che questo gli piova dal cielo. E’ un concetto che abbiamo sentito più e più volte, addirittura dagli anni 80 quando un craxiano con i boccoli, come Gianni De Michelis, consigliava ai giovani di imparare ad “arrangiarsi”.

Il ritorno del gigante


La pubblicazione delle Opere complete di Marx e Engels (Mega) in Germania continua a far emergere i tratti di un pensatore tutt'altro che granitico e imbalsamato ma piuttosto autocritico e sempre più attuale
Marcello Musto
dall'Unita' 25 giugno 2012
Vai al libro "Inventare l'ignoto"

Se la perpetua giovinezza di un autore sta nella sua capacità di riuscire a stimolare sempre nuove idee, si può allora affermare che Karl Marx possiede, senz’altro, questa virtù.
Nonostante, dopo la caduta del Muro di Berlino, conservatori e progressisti, liberali ed ex- comunisti, ne avessero decretato, quasi all’unanimità, la definitiva scomparsa, con una velocità per molti versi sorprendente, le sue teorie sono ritornate di grande attualità. Di fronte alla recente crisi economica e alle profonde contraddizioni che dilaniano la società capitalistica, si è ripreso a interrogare il pensatore frettolosamente messo da parte dopo il 1989 e, negli ultimi anni, centinaia di quotidiani, periodici, emittenti televisive e radiofoniche, di tutto il mondo, hanno celebrato le analisi contenute inIl capitale.

Nuovi sentieri per la ricerca
Questa riscoperta è accompagnata, sul fronte accademico, dal proseguimento della nuova edizione storico-critica delle opere complete di Marx ed Engels, la MEGA2. In essa, le numerose opere incompiute di Marx sono state ripubblicate rispettando lo stato originario dei manoscritti e non, come avvenuto in precedenza, sulla base degli interventi redazionali cui essi furono sottoposti.

martedì 26 giugno 2012

Aldrovandi, le ingiurie alla madre


Sul web si scatena uno dei poliziotti condannati contro Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Che querela per diffamazione e avverte: questi signori hanno la pistola, io ho paura.
Checchino Antonini
«Fermate questo scempio, per dio!». Una signora s'inviperisce su Facebook perché la mamma di Federico Aldrovandi avrebbe chiesto il carcere per i colpevoli della morte di suo figlio. Usa il maiuscolo come a dire che vorrebbe urlarlo e dà la stura ai commenti sul profilo. Ma la signora non è una signora qualunque, è la presidentessa dell'associazione che è convinta che in Italia esista un problema di diritti umani per gente come i poliziotti della Diaz o i parà che torturarono i civili in Somalia o, appunto, i quattro agenti che il 25 settembre del 2005 incontrarono un ragazzo di 18 anni e lo fecero fuori in pochi minuti di "controllo di polizia".
Tre sentenze spiegano per filo e per segno le loro responsabilità nell'aver spezzato il cuore, mozzato il respiro, spaccato due manganelli addosso a quel ragazzo. L'associazione in questione, "Prima difesa", promuove anche corsi di guida e di tiro a segno per i suoi associati e ha perfino convinto a intervenire nel processo Aldrovandi un noto difensore dei diritti umani dei premier, Ghedini, l'avvocato di fiducia di un'altra vittima del sistema, Silvio Berlusconi. Ma niente da fare: quei quattro sono stati riconosciuti colpevoli e il Viminale ha addirittura promosso una transazione con i familiari dell'unica vittima di questa storia, Federico Aldrovandi, prima ancora che la Cassazione mettesse la parola fine alla vicenda.

Contestare Landini?


Fa discutere la protesta, anche contro il segretario della Fiom, andata in onda venerdì scorso. Nella sinistra sindacale si è aperta una discussione. E per tutti vale la domanda: come uscire dall'angolo?
Salvatore Cannavò
Venerdì scorso un gruppo di operai della Fiom ha manifestato a Bergamo, insieme ad altri settori della sinistra, dal Prc ai centri sociali, contro l'assemblea di Federmeccanica e contro la presenza del ministro Elsa Fornero. A un certo punto, quando all'assemblea sono giunti Maurizio Landini e Giorgio Airaudo, della segreteria nazionale Fiom, invitati dagli industriali insieme agli altri sindacati, i fischi e le contestazioni hanno riguardato anche il vertice della Fiom. Un Landini sorpreso si è sentito dare del "venduto" e si è beccato l'accusa di non aver indetto lo sciopero generale contro la riforma dell'articolo 18. A detta degli stessi manifestanti, il segretario generale della Fiom non si è sottratto al confronto, si è difeso, ha spiegato, ha anche annunciato che la Fiom raccoglierà le firme per un referendum abrogativo di parti della riforma Fornero - ma anche della modifica costituzionale all'articolo 81 sul pareggio di bilancio - e poi è entrato nell'assemblea.

Coalizione contro la riforma Fornero


Un appello rilancia una giornata di mobilitazione il 27 giugno contro il ddl che riforma il mercato del lavoro. Appuntamento per un'assemblea pubblica e di piazza il 25 giugno in piazza Santi Apostoli a Roma
Mobilitiamoci contro l'approvazione del DDL Fornero e contro gli Stati Generali del sociale e della famiglia

Il 26 e 27 giugno si terranno gli Stati Generali del sociale e della famiglia convocati dal sindaco Alemanno. La ministra Fornero sarà chiamata a benedire un evento che ha del paradossale in una città capitale della precarietà e del cemento e non certo delle tutele sociali, dei diritti, dell'accoglienza, della sostenibilità e dove per privatizzare e dismettere beni comuni e patrimonio pubblico si assiste a un'involuzione autoritaria e alla limitazione degli spazi di agibilità democratica.

In queste settimane molteplici sono state le mobilitazioni contro il Ddl Fornero e con al centro il tema del welfare, della precarietà e della tutela del diritto al reddito diretto e indiretto. Tantissime le contestazioni nei confronti della Fornero e dello stesso Monti in ogni città dove hanno provato a sostenere la giustezza delle misure in votazione al Parlamento. Dalle due giornate del Pantheon promosse dalla coalizione Blockupy Ddl Fornero, passando per la manifestazione della Fiom del 14 giugno e arrivando allo sciopero generale di 24 ore del sindacalismo di base nella giornata di venerdì 22 giugno, abbiamo visto in azione il sindacalismo conflittuale ed i movimenti, impegnati a non far passare inermi una pesantissima riforma ed una logica dove bisogna rinunciare a diritti e dignità per uscire dalla crisi.

Per Syriza la partita è solo rinviata


La sconfitta della coalizione di sinistra non deve nascondere il suo grande balzo tra la popolazione attiva, nelle città, tra i giovani e i lavoratori. Ma Syriza deve stare attenta ai passi falsi perché la situazione l'attende ancora alla prova più difficile
Yorgos Mitralias
da Europe Solidaire Sans Frontières (traduzione di Gigi Vigliono)
È mancato niente, il 2,77% dei voti, per la Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) per vincere le elezioni e concludere trionfalmente lo straordinario balzo in avanti del suo risultato elettorale, passato dal 4,5% a quasi il 27% in meno di tre anni! Ma la destra coalizzata di Nuova Democrazia e dei suoi accoliti di ogni risma (i vecchi social-liberisti del PASOK e gli apprendisti socialdemocratici di Sinistra Democratica) hanno il diritto di tirare un sospiro di sollievo: la minaccia della formazione di un governo di sinistra che abolisca le misure di austerità si allontana, almeno per il momento ...
Il sollievo è d’altronde generale tra quelli in alto che ci governano e ci affamano. L’euro vola, i mercati respirano, la Sig.ra Merkel esulta e l’Internazionale cosiddetta «socialista» dei Papandreu e Hollande si felicita della «disfatta» di questi guastafeste a nome Tsipras & Co.. Allora, fine dell’incubo che ha visto le cavie greche rivoltarsi e occupare il «laboratorio Grecia»? La risposta è un NO categorico. L’incubo è qui per rimanere e tutto indica che il nuovo governo greco sarà fragile e debole, minato dalle sue contraddizioni interne, dalla crisi che non padroneggia e, soprattutto, dalla resistenza crescente del popolo greco ....

venerdì 22 giugno 2012

Autoconvocati per lo sciopero


Il 22 giugno si terrà lo sciopero di 24 ore indetto da Usb, Cub, Cib-Unicobas, Snater, Usi e SI-Cobas. Anche i delegati autoconvocati riunitisi a Roma il 26 maggio, tra cui molti Cgil, invitano a incrociare le braccia
I delegati e le delegate che lo scorso 26 maggio si sono autoconvocati per chiedere con forza lo sciopero generale e la costruzione di una piattaforma generale del lavoro contro quella di padroni e governo, considerano importante lo sciopero del 22 giugno proclamato unitariamente da USB, CUB, Cib-Unicobas, Snater, USI e SI-Cobas e che sarà di 24 ore
Riteniamo vergognoso che la direzione della Cgil abbia accettato, seguendo Cisl e Uil, la logica del DDL Fornero che toglierà l’art.18 e ammortizzatori sociali a milioni di lavoratrici e lavoratori precari e dipendenti. Così come riteniamo grave e incomprensibile che la Fiom, pur attaccando le manovre del governo Monti, non si spenda per la costruzione di un vasto fronte sociale contro le politiche di aggressione e distruzione dei diritti e delle tutele del lavoro insieme a tutte le componenti sindacali e di movimento conflittuali disponibili.

Aldrovandi, la verità batte anche Ghedini


La IV sezione penale della Cassazione ha respinto il ricorso e confermato le condanne a 3 anni e sei mesi per i quattro agenti che, all'alba del 25 settembre del 2005, effettuarono un violentissimo “controllo" di polizia su un ragazzo, disarmato e che non aveva commesso alcun reato, che morì in pochi minuti.
Checchino Antonini
«La Corte rigetta il ricorso e condanna gli imputati al pagamento delle spese processuali». Il dispositivo è rapidissimo. Ma i pochi minuti trascorsi dall'apertura della porta della IV sezione penale della Cassazione fino alla lettura dell'esito del ricorso n.ro 9 a Lino Aldrovandi e Fabio Anselmo sono sembrati un'eternità capace di far rivivere loro tutte le fasi di una tormentata vicenda che da ora, definitivamente, può essere archiviata come “Omicidio Aldrovandi". Sono appena passate le 19.20 quando un giudice della Suprema corte, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, ha confermato le condanne a 3 anni e sei mesi per i quattro agenti che, all'alba del 25 settembre del 2005, effettuarono un violentissimo “controllo" di polizia su un ragazzo, disarmato e che non aveva commesso alcun reato, che morì in pochi minuti. Lo trovarono ammanettato dietro la schiena, faccia a terra, gli operatori del 118 che intervennero quella mattina al parchetto dell'Ippodromo di Ferrara. Il primo grado e subito dopo il processo d'appello avevano smascherato le versioni ufficiali sulla morte accidentale del solito drogato che i colleghi dei quattro (in un altro processo verrano condannati per questo altri funzionari in servizio quel giorno) si sono spicciati a formulare e aggiornare mano a mano che una faticosissima controinchiesta dei legali della famiglia impediva prima di insabbiare il caso e poi di riaprirlo con una serie di prove e testimonianze decisive. Per lungo tempo, accanto a una famiglia straziata, ci saranno solo un pool di legali coraggiosi, pochissimi giornalisti (tra cui il vostro cronista per conto del quotidiano Liberazione) e gli amici di Aldro, studente, ragazzo, diciotto anni compiuti solo 68 giorni prima di essere ucciso.

giovedì 21 giugno 2012

Egitto, l'unità della piazza contro l'esercito


Mentre le forze militari, spalleggiate dai Fratelli musulmani, spingono per imporre un nuovo colpo di Stato, le forze rivoluzionarie tengono il ritmo della mobilitazione e si allargano gli scioperi e le lotte sui posti di lavoro
Fabio Ruggiero
Il 19 giugno è stata una nuova giornata di lotta in Egitto dimostrando ancora una volta che lo Scaf (il Consiglio Supremo delle Forze Armate) si è illuso troppo presto di poter rimettere in piedi il vecchio ordine. Nonostante questa illusione sia stata frantumata dalle mobilitazioni contro lo Scaf di quest'anno (che hanno causato ancora decine di morti) la Giunta militare sta tentando in tutti i modi di portare avanti una transizione che conservi invariata la linea di comando.
La sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato non valide le elezioni perché sono stati esclusi gli appartenenti al ex partito di Moubarak, e la modifica costituzionale messa in atto dall'esercito per conservare enormi poteri anche dopo l'elezione del presidente, rappresentano il tentativo maldestro di far rinascere il regime sotto nuove spoglie utilizzando "democratiche elezioni". Ma l'unità che la piazza sta dimostrando in queste ore (dai Fratelli Mussulmani - spaccati al loro interno- , al movimento del 6 aprile, alla sinistra) mette a dura prova questo tentativo minando alle basi il "colpo di stato" che l'esercito, grazie all'appoggio dei Fratelli Mussulmani, ha messo in atto dal febbraio 2011. La partecipazione dei FM, soprattutto dei giovani, alle mobilitazioni di queste ore contro lo Scaf è indice di una grave difficoltà delle forze controrivoluzionarie che avevano contato sul loro appoggio per una "transizione soft" del dopo Moubarak.

Schiaffo pesante per Marchionne


La Fiat condannata ad assumere gli operai Fiom che avevano fatto ricorso per discriminazione. L'azienda è sconfessata nella sua politica e dovrà ammettere il sindacato in fabbrica.
Salvatore Cannavò
da Il Fattoquotidiano.it
E’ lo schiaffo più pesante che Marchionne riceve in un’aula di Tribunale. Più pesante di quello ricevuto qualche settimana fa dal Tribunale di Modena dove la Fiom aveva vinto un altro ricorso, per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori (comportamento antisindacale) e in cui il giudice aveva deciso di chiamare in causa la Corte costituzionale sulla questione della rappresentanza in azienda. Stavolta, però, lo schiaffo arriva direttamente nel cuore del progetto della nuova Fiat, là dove tutto è cominciato.
A Pomigliano sono mesi che la Fiom denuncia la discriminazione subita dai suoi iscritti nessuno dei quali, finora, era stato assunto nel nuovo stabilimento in cui si produce la Panda. Assunzioni con il singhiozzo, tra l’altro, perché dei 4500 operai che facevano parte dell’ex stabilimento Giovanbattista Vico, solo 2093 hanno potuto rivedere il proprio posto di lavoro. Ma dei 2093 “richiamati” – così gli operai ci tengono a essere definiti, proprio per ribadire che assunti lo erano già stati – nessuno proprio nessuno, aveva la tessera della Fiom in tasca

L'antagonismo "errante" visto dal Censis


Nell'ultimo anno 9 milioni di italiani hanno partecipato a forme di protesta autorizzate. I giovani sono i più inclini al dissenso: il 7% ha preso parte a manifestazioni illegali. Ma cresce la mobilitazione della generazione di mezzo. Una radicalizzazione che non diventa conflitto sociale
Cresce la protesta sociale. 9 milioni di italiani hanno partecipato nell’ultimo anno a manifestazioni di protesta autorizzate, in tanti modi e per ragioni diverse. Si tratta del 17,7% della popolazione maggiorenne, una percentuale in forte crescita rispetto a quella rilevata dal Censis nel 2004 (11,8%). Un effetto della crisi della sovranità statuale tradizionale, con la cessione di poteri agli organismi sovranazionali e ai mercati finanziari internazionali, è proprio la diffusione di un antagonismo «errante», non più ideologico come in passato, che resta allo stato fluido per poi raggrumarsi in situazioni molteplici e variegate.

mercoledì 20 giugno 2012

Il piano della Deutsche Bank per privatizzare l'Europa



Un documento dell'ottobre 2011 consiglia dettagliatamente all'Unione europea e ai governi nazionali come svendere il patrimonio pubblico sul modello della riunificazione tedesca. Un occhio particolare è dedicato a Italia,Spagna, Grecia, Irlanda e...Francia (nella foto il presidente di Db con Angela Merkel)
Salvatore Cannavò
Vai al libro "Debitocrazia"
Un piano di dismissione gigantesco, proporzionale a quello che coinvolse la ex Germania dell’Est dopo la riunificazione del 1990. E’ questa la richiesta che la Deutsche Bank ha fatto all’Europa, e in particolare al governo tedesco, in suo rapporto di qualche mese fa e che ora abbiamo potuto leggere grazie al sitoAlencontre.org. Il documento è del 20 ottobre 2011 e si intitola “Guadagni, concorrenza, crescita” ed è firmato da Dieter Bräuninger, economista della banca tedesca dal 1987 e attualmente Senior Economist al dipartimento Deutsche Bank Researc. Un testo importante perché aiuta a capire meglio cosa sono “i mercati finanziari”, chi è che ogni giorno boccia o promuove determinate politiche di questo o quel governo. La richiesta che è rivolta direttamente alla cosiddetta Troika, Commissione europea, Bce e Fmi è quella della privatizzazione massiccia e profonda del sistema di welfare sociale e di servizi pubblici per un valore di centinaia di miliardi di euro per i seguenti paesi: Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda. Il rapporto stretto con gli “attacchi” dei mercati internazionali si vede a occhio nudo

La frenata del Front de Gauche


Dopo la sconfitta di Mélenchon contro Marine Le Pen e il magro risultato elettorale (da 19 a 10 deputati) l'alleanza tra Partì de Gauche e Pcf scricchiola. E quest'ultimo è sempre più tentato dalla ricomposizione con il Ps di Hollande
Cinzia Arruzza
(da Parigi)
A qualche giorno di distanza dall’ultimo turno delle elezioni legislative, quella che sembrava ed era stata salutata da molti come la grande promessa della sinistra radicale francese, il processo di ricomposizione avviato con il Front de Gauche, non appare in grande salute. Il secondo turno delle elezioni ha regalato al Partito socialista la maggioranza assoluta, il più grande trionfo dei socialisti dai tempi di Mitterand. È andata meno bene per il Front de Gauche, che riesce a ottenere solo 10 seggi parlamentari, di cui solo uno del Parti de Gauche, perdendone in questo modo 9 dei 19 che aveva. Quattro deputati comunisti sono stati persi solo nella banlieue rossa parigina. Come dichiarato dal segretario del Pcf, Pierre Laurent, all’indomani del voto, "questo non è stato un buon risultato per il Front de Gauche". Tra i 10 eletti non c’è Melenchon, battuto al primo turno nel distretto elettorale del Pas de Calais da Marine Lepen (a sua volta battuta al secondo turno dal candidato socialista): la sfida lanciata alla leader del Front National da Melenchon, che si era catapultato per l’occasione in un distretto elettorale in cui il Fn era particolarmente forte, era finita, infatti, con un 42% dei voti a Marine Lepen.

martedì 19 giugno 2012

Egitto, ma la rivoluzione non è finita


Quello che è in corso è l'assestamento della controrivoluzione messa in atto dall'esercito e dal suo sistema di potere. Viviamo certamente una fase difficile ma una rivoluzione non si fa in 18 mesi
Hossam El-Hamalawy
Mentre parecchi in Egitto stanno piangendo la "morte della rivoluzione" ed il conseguente "colpo di stato militare", è ora di sottolineare, o di ri-sottolineare, alcuni punti:
1- Parlare di un colpo di stato militare nel giugno 2012 significa credere che, sin dal rovesciamento di Mubarak, l'Egitto abbia avuto un governo civile, il che è completamente ridicolo. Il colpo di stato è più o meno iniziato l'11 di febbraio 2011, quando i rivoluzionari sono riusciti a scalzare Mubarak, che venne rimpiazzato dai suoi generali.
2- Fin dall'inizio la giunta militare sta utilizzando tutte le sue armi costituzionali, legali e politiche per influenzare il processo [rivoluzionario], e non ha esitato ad utilizzare i proiettili ogni qual volta che il suo "soft power" falliva nell'intento.