martedì 22 novembre 2011

EGITTO, SEGNI DI CEDIMENTO DEI MILITARI


Il generale Tantawi ha annunciato elezioni presidenziali entro il prossimo 30 giugno. Piazza Tahrir, colma come ai tempi della rivoluzione contro Mubarak, gli ha risposto invocando le sue dimissioni

Il Cairo, 22 novembre 2011, Nena News – Elezioni presidenziali entro il 30 giugno 2012 e formazione di un governo di salvezza nazionale. Sono queste le novità che ha annunciato stasera il generale Tantawi, capo del Consiglio delle Forze Armate, nel suo discorso alla nazione.  Tantawi ha anche espresso “rammarico” per l’uccisione di una quarantina di dimostranti negli ultimi giorni. ”Non importa chi vincera’ le elezioni – ha detto- all’esercito che e’ neutrale non interessa, l’importante e’ l’interesse del paese. E’ il popolo che deve scegliere chi vuole a governarlo”. ”Mi rattrista la morte delle vittime – ha detto – una vicenda che riporta il paese indietro” ricordando che l’esercito ha compiuto dei passi: ”ha protetto il popolo durante la rivoluzione del 25 gennaio ed ha assunto le proprie responsabilita’ gestendo il paese e adottando una serie di riforme, mentre non vogliamo sostituirci alla legittimita”’. Piazza Tahrir gli ha risposto chiedendo le due dimissioni.

Marchionne balla da solo


Disdetta di tutti gli accordi nelle aziende del gruppo Fiat a partire dal 1 gennaio 2012. L'obiettivo è il "modello Pomigliano" dappertutto e la sconfitta finale della Fiom
Salvatore Cannavò
da Il Fatto quotidiano
La decisione della Fiat di disdettare, dal primo gennaio 2012, tutti i contratti applicati nel gruppo - che, tra Fiat spa e Fiat Industrial, coinvolgono circa 83 mila dipendenti – chiude una pagine di storia sindacale. La decisione costituisce un piccolo terremoto che fa già discutere sindacati, partiti e, probabilmente, anche il governo. La Fiat si è mossa in una logica di ferrea coerenza: il contratto di Pomigliano, poi quello di Mirafiori e della ex Bertone, l’uscita da Confindustria, l’ottenimento dal governo Berlusconi dell’articolo 8 che minaccia lo Statuto dei lavoratori. Ora arriva “il recesso a far data dal 1 gennaio 2012 da tutti i contratti applicati nel gruppo Fiat e da tutti gli altri contratti e accordi collettivi aziendali e territoriali vigenti, compresi quelli che comprendono una clausola di rinnovo alla scadenza, nonchè da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto”. Con la lettera inviata alle sigle sindacali in cui si dice disponibile“a promuovere incontri per finalizzare e valutare le conseguenze del recesso” e “alla eventuale predisposizione di nuove intese collettive”la Fiat punta molto probabilmente a un contratto collettivo per l’intero gruppo ricalcato su quello di Pomigliano. “In una fase in cui tutti fanno un passo indietro – spiega al Fatto, Giorgio Airaudo responsabile Auto della Fiom - l’unica ad avanzare è proprio la Fiat”. La Fiom annuncia battaglia: “Finché c'è lo Statuto dei Lavoratori - afferma Maurizio Landini, segretario generale dei metalmeccanici Cgil - la Fiat non può decidere quali sindacati stanno in fabbrica e quali no. Noi andremo avanti con le azioni legali e le denunce, ma dovremo anche mettere in campo un'azione sindacale non solo dentro la Fiat, ma per tutta la categoria”. E un altro esponente della Fiom, Giorgio Cremaschi, parla addirittura di “fascismo aziendalistico”.

L'assoluzione di Bruno Bellomonte


Il militante sardo di A Manca è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dopo 29 mesi di carcerazione preventiva dall'accusa di aver partecipato alla ricostruzione del brigatismo. Una vicenda surreale se di mezzo non ci fossero la politica indipendentista sarda
Fabrizio Ortu
“Assolto perché il fatto non sussiste”. Erano le 19:04 di ieri sera quando la presidente della Corte d’Assise di Roma ha pronunciato la sentenza che ha posto fine ai 29 mesi di carcerazione preventiva a cui è stato sottoposto Bruno Bellomonte: dirigente del movimento indipendentista sardo aManca pro s’Indipendentzia e sindacalista, in galera dall’10 giugno 2009 con l’accusa di avere partecipato a un tentativo di ricostruzione del brigatismo rosso in vista del G8 della Maddalena.
Due anni e mezzo terribili: Bellomonte, capostazione a Sassari, è stato licenziato da Trenitalia nel maggio 2010, ancor prima del rinvio a giudizio. E’ stato detenuto in regime di massima sicurezza, lontano da casa e dagli affetti, tra Siano-Catanzaro e Viterbo, calpestando le norme e il protocollo stato-regione per la territorialità della pena. A Bellomonte, candidato sindaco di aMpI alle elezioni comunali del 2010 a Sassari, è stato negato anche il diritto di voto. Ciò non ha impedito al dirigente indipendentista – nonostante il totale oscuramento mediatico da parte di giornali e televisioni – di ottenere i voti dell’1,2 per cento dei suoi concittadini, consapevoli della caccia alle streghe in atto.

Ripartiamo dal "no" a Monti

Marco Revelli sostiene che occorre di nuovo "baciare il rospo". Non sono d'accordo. Monti gestirà un programma durissimo. Si può lavorare per costruire un'ampia opposizione sociale e politica
Giorgio Cremaschi
da il manifesto
Questo non è un governo tecnico ma uno dei più politici e ideologici tra i governi che abbiamo mai avuto. È il governo che più nettamente sposa l'ideologia neoliberale. Perché allora dovremmo baciare il rospo, come sostiene Revelli? Mi dispiace tanto, ma questa volta non sono proprio d'accordo con il mio amico Marco Revelli. Io non bacio il rospo e mi preparo a fare tutto quel che mi è possibile per mandarlo via. Confesso che non sono sceso in piazza con la bandiera tricoloreper festeggiare la caduta di Berlusconi. Ho passato questi ultimi 17 anni a combattere Berlusconi, la sua cultura, le sue prepotenze. Prima ho fatto lo stesso con il suo maestro Craxi. Eppure la sera del 12 novembre non l'ho sentita come una liberazione. I paragoni storici che si stanno facendo mi paiono fuorvianti. Come Revelli non vedo nessun 25 aprile in atto. Non mi risulta che il governo di allora fosse di larghe intese tra Cln e Repubblica sociale. Ma non vedo nemmeno un chiaro 25 luglio, se non per l'annuncio del governo Badoglio: «La guerra continua».
Se proprio si deve ricorrere ai paragoni storici, bisogna tornare all'Europa del 1914. Al suicidio di un continente nel nome della guerra e del nazionalismo, e alla corrispondente dissoluzione di gran parte della sinistra socialdemocratica e dei sindacati. Oggi per fortuna non siamo a quel punto, ma è sicuramente in atto un suicidio e una dissoluzione dell'Europa e della sinistra in essa. La guerra del debito, scatenata in tutto il continente, sta mettendo in crisi democrazia e conquiste sociali. Tutti i governi europei sono soggetti alle stesse scelte e agli stessi indirizzi economici. Poi, benignamente, questa tirannia finanziaria ci concede la facoltà di accettarla. Ma non si può dire di no

lunedì 21 novembre 2011

Il programma di Monti


Il "sobrio" presidente del Consiglio espone un'ipotesi liberista compiuta. E dietro la rassicurazione dell'equità non c'è che una truffa per chi ha sempre pagato
Piero Maestri
Il discorso programmatico che il professor Monti ha tenuto in Parlamento non lascia molti dubbi riguardo al suo punto di vista, che possiamo con tranquillità definire punto di vista di classe - la sua e quella del capitale e della finanza che si ripromette di tutelare.
È giustamente stato scritto su queste pagine che bisogna considerare il governo Monti-Napolitano comegoverno politico, prodotto della scelta della maggioranza dei partiti istituzionali di provare a uscire dalla loro crisi e rispondere alle esigenze del capitale europeo attraverso un “temporaneo” affidamento delle responsabilità di governo a “tecnici” che siano abbastanza autorevoli da applicare i provvedimenti richiesti dalla Bce e dai governi europei.

L’intervento di Monti ha delineato un coerente programma politico-economico - non ha praticamente toccato altre questioni, a parte un vergognoso omaggio ai militari italiani in guerra e al loro rappresentante promosso ministro della difesa sul campo, l’ammiraglio Di Paola – con l’obiettivo di sostenere le imprese italiane in Europa attraverso il rigore di bilancio, politiche di contenimento della spesa pubblica, il rilancio delle infrastrutture, una politica fiscale più leggera per le imprese stesse e la riforma del mercato del lavoro. Un programma liberista – nel senso di salvaguardia del primato del privato sul pubblico – condito dall’abituale sostegno pubblico del mercato e delle imprese.

Un film già visto


Ancora una volta, dal fallimento delle sinistre di governo emergono vittorie schiaccianti della destra. Era successo in Francia, Portogallo e in Italia. Dove potrebbe succedere di nuovo, dopo la fase del governo Monti
Salvatore Cannavò
E’ successo di nuovo, non poteva non succedere. Dopo il fallimento della sinistra di governo la destra vince e stravince. Era successo ai socialisti francesi che, dopo il governo Jospin, avevano addirittura costruito un’autostrada elettorale per il fascista Le Pen che nel 2002 riuscì ad arrivare al ballottaggio presidenziale. E’ successo in Italia al primo centrosinistra, quello del 1996-2001, che aprì il ritorno in forze di Silvio Berlusconi nel 2001 in quello che resta il suo successo elettorale più importante in termini assoluti (circa 20 milioni di voti). E poi è risuccesso nel 2008 dopo il secondo governo Prodi. E’ successo in Portogallo qualche mese fa dopo il fallimentare governo socialista di Socrates e risuccederà anche in Grecia.
Ieri è accaduto in Spagna dove fino a non poco tempo fa brillava la stella di Zapatero. Una stella dalla luce abbagliante, così abbagliante che nessuno vedeva, o voleva vedere, il contenuto liberista della sua politica economica messa in ombra dal contenuto liberale in tema di diritti civili. Eppure, quel contenuto era preponderante e si concentrava in incentivi all’impresa, compressione salariale, privatizzazioni e ossequio fedele ai dettami dell’Unione europea.

domenica 20 novembre 2011

SIRIA: LO SPETTRO DI UNA GUERRA CIVILE INDOTTA


La scorsa notte attaccata la sede del partito Baath a Damasco. Le parole del Segretario di stato Clinton sul pericolo di «una guerra civile», più che esprimere una preoccupazione appaiono una minaccia

MICHELE GIORGIO
Roma, 20 novembre 2011, Nena News – Non era chiara
ieri la posizione di Damasco alla vigilia della scadenza dell’ultimatum lanciato dalla Lega araba al regime di Bashar al-Assad chiamato ad accettare il «piano arabo» e in particolare ad accogliere osservatori per non vuole affrontare pesanti sanzioni economiche. Venerdì Damasco aveva chiesto la modifica di 18 clausole dell’accordo per l’arrivo degli osservatori, ma l’organizzazione panaraba ha opposto – stando alla stampa locale – un secco rifiuto. Come si concluderà il braccio di ferro ieri non era chiaro, in ogni caso il futuro della Siria sarà nero. Le parole del Segretario di stato Usa Hillary Clinton sul pericolo di «una guerra civile» più che esprimere una preoccupazione rappresentano una minaccia. I recenti blitz dei disertori del cosiddetto «Esercito libero siriano» confermano che l’opposizione è sempre più armata e aiutata dall’esterno. Lo scenario libico perciò incombe sulla Siria. Stavolta però con la Russia (alleata di Damasco) nettamente contraria a un intervento militare della Nato, è la Lega araba che sta facendo il grosso del lavoro per tenere sotto pressione il regime siriano, preparare l’opposizione politica a diventare la futura classe dirigente, modello Cnt libico.

venerdì 18 novembre 2011

AI PALESTINESI VIETATI ANCHE I PANNELLI SOLARI


Un mese fa l'ordine di demolizione. E ora gli abitanti di Imneizil vivono con il costante timore che i pannelli solari del villaggio vengano distrutti. Venendo in questo modo privati dell'unica fonte di energia elettrica ed idrica a loro disposizione.

MARTA FORTUNATO

Beit Sahour (Cisgiordania), 18 novembre 2011, Nena News (nella foto: i pannelli solari nel villaggio di Imneizil, fonte Tv5) – Presto le luci di Imneizil potrebbero spegnersi. I pannelli solari che forniscono l’energia per l’impianto elettrico ed idrico di questo piccolo villaggio nel sud della Cisgiordania potrebbero essere demoliti dalle autorità israeliane.

Il mese scorso l’esercito israeliano ha emesso un ordine di demolizione affermando che queste strutture erano state costruite senza alcun permesso. Ed ora le 34 famiglie di Imneizil vivono col timore di venir privati di acqua e luce.
“Siamo sospesi tra la terra e il cielo; i pannelli solari erano un barlume di speranza per noi” ha raccontato preoccupato il capo del villaggio Mohammed Ihrizat all’Agenzia France Press (AFP) – siamo qui dal 1948 e non abbiamo un altro posto dove andare”.

IN FRANCIA GRANDE CAMPAGNA CONTRO IL DEBITO

Dal sito del NPA
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Iniziato da Attac, la richiesta di verifica dei cittadini 'del debito pubblico ha ricevuto il sostegno di molte organizzazioni (CADTM, CGT, FSU, Partner, Alternative, GU, NPA, PCF, PG ...).

Il Collettivo per la revisione del debito dei cittadini 'rifiuta il discorso sulla necessità di "ripagare il debito" e "rassicurare i mercati finanziari". Mette in dubbio la colpevolezza delle persone che aveva "speso troppo", mentre gli Stati sono obbligati a prendere in prestito dai mercati finanziari e le banche quando si possono prendere in prestito meno alla Banca centrale europea ... Vuole un "ampio dibattito democratico "e non una discussione di" esperti ufficiali "che sarebbe la voce" degli azionisti, dei creditori e gli speculatori ". Chiamata è iniziata e per creare comunità nelle città, quartieri, villaggi e luoghi di lavoro1. Chiamata ha detto che in termini di austerità fiscale, il peggio deve ancora venire. Fillon ha appena annunciato nuove misure prefigurando sacrifici di maggiore entità.

Gli scrittori che alla Lega fan vedere i Sorci verdi


Gli autori che alcuni sindaci del carroccio provarono a bandire dalle biblioteche tornano con una raccolta di storie. Immaginarie, ma non troppo.
Riccardo Bianchi
(dal Venerdì di Repubblica)
Spinta dalla voglia di denunciare, e dal desiderio di rivalsa, una squadriglia di scrittori, schierata sul lato sinistro della politica, s’invola all’assalto dell’avversario leghista e spara una serie di racconti dal profondo
ventre del Nord. L’obiettivo? Descrivere il sentire leghista, le usanze leghiste, le feste leghiste. A partire, per esempio, da storie come quella della ragazza convinta dalla famiglia a partecipare a Miss Padania: «Perché
lei è una vera padana, bionda vera, sopra e sotto», come ricordato ai giurati dall’orgoglioso fidanzato, meridionale emigrato che ha provato l’onta di sentirsi dire che puzzava e ora non sopporta l’odore degli immigrati (e li pesta pure).
Al centro della scena, tutti personaggi inventati, ma non troppo, visto quanto ricordano i protagonisti dei fatti di cronaca citati in calce ai racconti che hanno ispirato.

giovedì 17 novembre 2011

CUNEO : QUESTO DEBITO NON È NOSTRO! NON PAGHIAMOLO!



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Rivolta il debito (www.rivoltaildebito.org) è una campagna nel movimento che vuole ribaltare il tavolo su cui giocano banchieri e capitalisti per far pagare a noi questa crisi. È un’ iniziativa aperta, virale, contagiosa, fatta di azioni dirette e dibattiti, approfondimenti e manifestazioni, partecipata da tutti e tutte coloro che la condividono.
In questi ultimi mesi, infatti, la Banca Centrale Europea, le Agenzie di rating e tutti i governi europei, compreso quello italiano, utilizzano il peso del debito pubblico per giustificare politiche di austerità e di guerra in tutto il mondo.
Se per pagare il debito è necessaria la macelleria sociale, noi ci chiediamo se questo debito sia legittimo, se lo stanno pagando davvero tutti e se sia proprio necessario onorarlo. Proponiamo perciò delle serate di approfondimento aperte alla partecipazione di tutti e tutte.
17 NOVEMBRE h. 20:00
LA CRISI DEI DEBITI PUBBLICI EUROPEI E LA VITA DELLE DONNE.
É POSSIBILE NON PAGARE?
Presentazione del quarto libro dei Quaderni Viola “SEBBEN CHE SIAMO DONNE” con la curatrice Lidia Cirillo
QI Centro di Aggregazione Giovanile
Corso Vittorio Emanuele II, 33 - CUNEO
La presentazione sarà preceduta da un aperitivo a cura del QI
30 NOVEMBRE h. 17:30
CAPITALISMO: UNA STRADA SENZA USCITA
Presentazione del libro ”CAPITALISMO TOSSICO”
con Marco Bertorello (autore del libro con Danilo Corradi)
Libreria Janus
piazza Europa, 24 - CUNEO
6 DICEMBRE h. 21:00
LA CRISI TRA DEBITO E FINANZIARIA
dibattito con Franco Turigliatto (portavoce nazionale di Sinistra Critica)
Centro Polifunzionale - sala Giovanni Arpino
Largo Caduti per la Resistenza - BRA (CN)
http://sinistracriticacuneo.blogspot.com/
Sinistra Critica sinistracriticacuneo@gmail.com

Fassino e Sel privatizzano l'acqua


Polemica sulla vendita del 40%, con voto favorevole di Sel, della Finanziaria Comunale che si chiamerebbe “Beni Comuni Torino”; ma la cui gestione avverrebbe tramite le fondazioni bancarie e l’azionariato diffuso
Checchino Antonini
Ennesima polemica tra il partito di Vendola e i referendari. Stavolta succede a Torino dove Sel, nella battaglia politica sulla “maxy holding” ha deciso di votare a favore della vendita del 40% di azioni Amiat, Trm e Gtt. E il comitato locale per l’acqua bene comune ha bocciato a sua volta il documento e gli emendamenti di Sel - alla cui redazione ha partecipato anche uno dei giuristi estensori dei quesiti referendari - perché sono «un insieme di affermazioni alternative e di concrete concessioni ai poteri forti e al mercato. La Finanziaria Comunale si chiamerebbe “Beni Comuni Torino”; ma la gestione partecipativa avverrebbe tramite le fondazioni bancarie e l’azionariato diffuso - «con il paradossale risultato di far comprare ai cittadini ciò che è già di loro proprietà». Una proposta esplicitamente rifiutata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua nell’assemblea di luglio, quella che ha indetto la manifestazione del prossimo 26 novembre a cui il partito del governatore delle Puglie aderisce. La contropartita che Sel domanda a Fassino è la trasformazione di Smat in azienda di diritto pubblico come da anni chiede il movimento. Una scelta che avrebbe consentito di risparmiare 27 milioni di Ires che sarebbero restati all’azienda e alla città. Ma, per i referendari, a sinistra esistono «gravi ritardi culturali (non riuscire ad emanciparsi dall’ideologia dominante negli ultimi trent’anni) e politici (l’incapacità di cogliere una mutazione lenta ma profonda del senso comune)» che stanno facendo perdere la battaglia contro la privatizzazione delle aziende comunali di servizi. «Purtroppo anche Sel, a Torino come in Puglia, non riesce a sottrarsi a questa deriva. Questi motivi ci fanno pensare a una intrinseca debolezza politica di chi punta a un’ improbabile “riduzione del danno”.
Resta il fatto che i casi Torino e Puglia sono troppo rilevanti perchè il Forum non chieda a Sel una riaffermazione chiara ed esplicita delle posizioni pubblicamente assunte di aperto contrasto alla privatizzazione dei servizi pubblici locali». (per approfondire: www.acquapubblicatorino.org).

Finanzcapitalismo tossico


Dibattito a Torino tra il sociologo Luciano Gallino, autore di Finanzcapitalismo, e Marco Bertorello, coautore di Capitalismo tossico, con proposte radicali che ancora mancano nel dibattito della sinistra italiana
Gippò Mukendi Ngandu
Mercoledì sera si è svolto a Torino la presentazione di due libri più che mai attuali sulla crisi del capitalismo. L'incontro, organizzato da Sinistra Critica e presentato da Franco Turigliatto, è diventato un utile strumento di conoscenza delle cause e dei meccanismi che hanno innescato la crisi economica per tutti coloro che sono impegnati nelle lotte sociali e di resistenza.
A confrontarsi vi erano il prof. Luciano Gallino, tra i sociologi italiani più autorevoli, autore di Finanzcapitalismo, edito da Einaudi, e Marco Bertorello, militante politico e dirigente della Filt-Cgil, coautore assieme a Danilo Corradi di Capitalismo Tossico, edito da Alegre. Da notare che nessuno dei due autori è un economista, segno delle difficoltà in Italia allo sviluppo di un pensiero critico in ambito economico dominato, salvo rare eccezioni, dai bocconiani o dagli esegeti del pensiero liberista.
Nella sua relazione Gallino ha posto l'accento soprattutto sulle cause della crisi. Il sociologo torinese ha individuato 4 cause scatenanti: l'eccessiva creazione di denaro mediante denaro; il proliferare della cosiddetta “finanza ombra”; le scelte politiche degli ultimi anni che hanno contribuito a spalancare le porte al capitalismo finanziario; la crisi va quindi cercata nella regolazione carente dei mercati finanziari e dei loro principali attori. Secondo Gallino alla base della crisi vi è lo sviluppo patologico, a partire dei primi anni 90, della finanza mondiale, che ha generato un gigantesco sistema finanziario ombra, sottratto ad ogni forma di tracciabilità e sorveglianza. Effettivamente, il valore degli attivi finanziari globali, formati da azioni, obbligazioni pubbliche e private, attivi delle banche, è aumentato di 9 volte dal 1980 al 2007, passando da 27 a 241 trilioni di dollari in moneta costante. Nello stesso periodo il Pil del mondo, sempre in termini reali, è appena raddoppiato, da 27 a 54 trilioni. Quindi, mentre nel 1980 gli attivi finanziari globali equivalevano all'incirca al Pil del mondo, nel 2007 essi lo superavano di 4,4 volte. Così come l'ammontare dei derivai è salito in dieci anni di 4,5 volte, passando da 92 a 683 trilioni di dollari, corrispondenti a 12,6 il Pil mondiale. La crescita fisiologica del finanzcaptitalismo non è stato, tuttavia, un incidente di percorso. La sua ascesa, infatti, si è accompagnata alla vittoria dell'ideologia e delle politiche neoliberali che hanno contagiato in Europa la socialdemocrazia e negli Usa i democratici “liberal”. Come ha ricordato Gallino, ad avviare i primi provvedimenti deregolativi sui movimenti di capitali in Europa sono stati i socialisti francesi Mitterand e Delors, mentre negli Stati Uniti Bill Clinton. La crisi ha quindi solide basi strutturali economiche, ma al contempo politiche.
Marco Bertorello ha posto l'accento sulle dimensioni strutturali della crisi, andando oltre le interpretazioni correnti che ne individuano le cause in semplici fattori contingenti e superficiali. Interpretazioni che hanno indotto personaggi come Trichet ad affermare nei mesi precedenti che la crisi fosse in via di soluzione. I tentativi di uscita si sono, in realtà, dimostrati inefficaci; anzi, hanno aggravato la spesa pubblica con l'obiettivo di salvare il sistema finanziario. D'altro canto, secondo Bertorello, illusoria appare la prospettiva tedesca, ossia quella di coloro che puntano a riorientare il proprio apparato produttivo verso l'esportazione. Quale domanda potrebbe, infatti, soddisfare la nuova offerta? Da questo punto di vista, non convince l'idea che l'alternativa possa essere ricercata nelle ricette keynesiane, ossia nell'idea di alimentare gli investimenti pubblici per aumentare la domanda aggregata e attivare così il moltiplicatore e l'acceleratore capaci di far crescere profitti e occupazione. Finiti i "30 anni gloriosi", l'economia reale ha iniziato ad ingolfarsi; si è assistito ad una compenetrazione tra finanzia ed impresa, per cui quest'ultima si è orientata verso il sistema finanziario per accrescere i propri profitti. Accanto a questo processo si è assistito ad un attacco senza precedenti verso le classi subalterne.
Quale alternativa allora? Secondo Gallino è impossibile che il capitalismo scompaia domani, tuttavia è necessaria una riforma strutturale del sistema finanziario e creare un dibattito pubblico perché ciò avvenga. Occorre ridurre drasticamente le dimensioni globali del sistema finanziario e ricondurlo alla sua funzione di mezzo fondamentale di sostegno dell'economia reale; andrebbe vietata o fortemente limitata la cartolarizzazione dei crediti. Certo è difficile che allo stato attuale l'Unione Europea adotti queste riforme, anche se un dibattito si sta sviluppando a tal proposito nel mondo anglosassone. Al contrario, secondo Bertorello, occorre ribaltare le logiche competitive e della crescita capitalistica, come del resto coglie il pensiero ecologista. Occorre ripartire dal protagonismo dei soggetti colpiti dalla crisi a partire dal mondo del lavoro contemporaneo a partire anche dalla costruzioni di luoghi sganciati dalla logica della competizione globale.
Ipotesi diverse, dunque, ma proposte alla luce di uno sguardo critico che purtroppo manca nel dibattito interno alla sinistra italiana.