martedì 25 ottobre 2011

C'è chi propone un altro sciopero generale


L'Usb scrive alle organizzazioni del sindacalismo conflittuale Cub, Confederazione Cobas, Fiom Cgil, Unicobas, Snater, Orsa, Slaicobas, SICobas, Usi per definire insieme un percorso di lotte.
Usb scrive alle organizzazioni del sindacalismo conflittuale Cub, Confederazione Cobas, Fiom Cgil, Unicobas, Snater, Orsa, Slaicobas, SICobas, Usi per definire insieme un percorso di lotte.
Car* compagn*
la situazione generale ed economica sta assumendo di giorno in giorno una connotazione sempre più pesante per i lavoratori, i precari, i disoccupati, i migranti ed i pensionati. Nonostante gli scioperi e le mobilitazioni la crisi e le misure antipopolari del governo che hanno continuato a succedersi nel paese e tra i lavoratori ci dicono che è necessario proseguire con determinazione nelle iniziative di lotta.
Nelle prossime ore il governo potrebbe decidere nuove pesanti misure contro i lavoratori per rispondere positivamente all'ultimatum della comunità europea.
Per questi motivi riteniamo indispensabile che le forze sindacali conflittuali che operano in questo paese si trovino nuovamente e decidano di dare una risposta comune, non escludendo l'indizione di uno SCIOPERO GENERALE. Un'azione che permetta ai lavoratori di dare una forte risposta alle vecchie e alle nuove misure del governo Berlusconi ed ai ricatti che provengono dalle banche e dalla finanza internazionale.
Vi proponiamo quindi di incontrarci il 27 ottobre alle ore 14.00 presso la nostra sede nazionale di Roma per valutare assieme le reciproche disponibilità per organizzare una risposta comune, compresa l'eventuale indizione di uno sciopero generale.

lunedì 24 ottobre 2011

Incredibile ma vero!

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COMUNICATO STAMPA
Il comitato Acqualiberatutti per il No ai referendum beccato con le mani nel sacco: voleva prendersi i rimborsi elettorali

La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato la delibera sui rimborsi elettorali che spettano al Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune. Scorrendo il testo un passaggio ha attirato la nostra attenzione. Scopriamo che il dottor Iannamorelli, per conto del Comitato Acqualiberatutti ha diffidato 
la Presidenza della Camera all'erogazione del rimborso elettorale chiedendone l'accreditamento su un conto corrente intestato al suo Comitato.
Già dal primo agosto, prima ancora che noi chiedessimo il rimborso, i sostenitori del No ai referendum avevano messo in atto una goffa iniziativa per farsi intestare il rimborso elettorale. Un patetico tentativo di appropriazione indebita, su cui il Comitato Promotore si riserva di adire le vie legali.
Ci permettiamo ricordare ai componenti il Comitato AcquaLiberatutti che il Comitato Referendario intende utilizzare il contributo per restituire ai singoli cittadini ed ai comitati le sottoscrizioni con cui hanno sostenuto la campagna referendaria. Un metodo trasparente di utilizzo del denaro pubblico che vuole premiare la partecipazione dei cittadini e dei comitati che hanno reso possibile il successo referendario. È a loro che l'illegale e goffo tentativo messo in atto avrebbe sottratto il denaro. La nostra campagna referendaria è stata uno straordinario esempio di partecipazione democratica, evidentemente incomprensibile a chi ha a cuore solo le logiche del mercato, del profitto e del guadagno.
Roma, 21 ottobre 2011
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Lunga vita al movimento Notav

Il corteo si è svolto nel migliore dei modi. Grazie all'intelligenza e alla forza del movimento piemontese

da Notav.info
Alla fine è andata come avevamo detto, come tutte le volte e come sempre. Diamoci un taglio è stata un’iniziativa pensata, discussa, condivisa e realizzata da tutto il popolo notav che ieri ha partecipato in massa (oltre 15.000 i partecipanti) con la consapevolezza e la determinazione che la Valle di Susa sa metterci.
In molti volevano la notizia: il black block, lo scontro, il tafferuglio o qualcos’altro, noi invece abbiamo consegnato all’informazione una giornata di lotta che ha saputo rompere i divieti in massa, non spaventarsi nonostante l’esibizione muscolare della Questura, le parole di Maroni e tutto il polverone alzato verso la Valle dopo Roma.
Abbiamo invaso quella che avevano definito zona rossa dimostrando che i divieti si possono infrangere perchè prevalicano la volontà di una popolazione che non si fa piegare dai diktat della casta e della lobby del tav.

Resistere a Zuccotti Park

Dopo un mese di occupazione nel centro di New York, in realtà una piccola piazza lastricata di granito, "Occupy Wall Street" si trova in uno dei passaggi cruciali che caratterizzano la vita di un movimento sociale


Felice Mometti
da New York
Se usi un megafono durante un’assemblea all’aperto ti arrestano immediatamente. Per non parlare dell’uso di un impianto di amplificazione. Se scendi dal marciapiede durante una manifestazione ti arrestano. Se ti azzardi a fissare a terra una tenda, nella piazza occupata, per riparati dal vento gelido dell’Atlantico ti arrestano. Se tardi di 10 minuti dall’orario preventivato a sciogliere una manifestazione, ti arrestano. Come ti arrestano se vai in 50 alla sede di Manhattan della City Bank per chiudere il conto corrente. In queste condizioni sta resistendo da più di un mese Occupy Wall Street a New York, in Zuccotti Park, tra la Borsa e Ground Zero. Tutte le sere alle 19 c’è un’assemblea generale, per approvare l’agenda delle iniziative del giorno dopo, circondata da decine di macchine della polizia e perfino da una torretta meccanica semovente alta 5 metri provvista di potenti telecamere e microfoni unidirezionali. "Benvenuti nella patria della democrazia" c’è scritto su un cartello, all’ingresso della piazza, incollato all’asta di una bandiera americana capovolta che ha i marchi delle multinazionali al posto delle stellette.

domenica 23 ottobre 2011

TUNISIA: LA PRIMAVERA ARABA AL VOTO

Al termine di una campagna elettorale sovraffollata e confusa, oggi circa sette milioni di persone sono attese alle urne. Tra i centodiciotto partiti in lizza per l'Assemblea Costituente, i favoriti sono gli islamisti di Ennahda.
GIORGIA GRIFONI
Roma, 23 ottobre 2011, Nena News – A nove mesi dalla caduta del regime di Ben Ali, la Tunisia finalmente potrà scegliere come e da chi essere governata. Un momento “storico” che ha una doppia valenza: sono le elezioni dell’Assemblea Costituente, incaricata di dare al paese un nuovo Governo e una nuova Costituzione, ma sono anche le prime elezioni libere della Tunisia dal 1956, data in cui divenne libera dal dominio coloniale francese.
Finita la “rivolta dei gelsomini”, punto di partenza di quella che e’ divenuta nota come la “primavera araba”, si era atteso a lungo che il governo di transizione tunisino fissasse una data per le elezioni. Scelto il giorno fatidico, era partita la prima vera campagna elettorale -frenata dalle norme sulla par condicio in vigore dal 12 settembre scorso- che ha prodotto più confusione che certezza sulle scelte politiche della popolazione, visto il numero elevatissimo di nomi e formazioni politiche che da oggi hanno la possibilità di contribuire alla costruzione della nuova Tunisia.

giovedì 20 ottobre 2011

Cos'è davvero efficace?

Come si può costruire un movimento, ottenere vittorie, creare organizzazione, garantirsi democrazia? La rabbia è solo forma oppure diventa politica? Non esistono risposte facili ma è importante iniziare a discuterne

Salvatore Cannavò
L'esito della manifestazione del 15 ottobre occuperà per molto tempo il dibattito nei movimenti e tra di loro. Già in questi giorni sono visibili polemiche, accuse e contro accuse, utilizzo strumentale dei media per attacchi indiretti a questo o quel settore. Eppure la portata di quanto accaduto consiglierebbe una riflessione più accurata, di fondo, sulle dinamiche dei movimenti di massa degli ultimi anni, sulle parole, gli slogan, gli immaginari accesi per capire davvero cosa sono, cosa devono essere i movimenti e quali obiettivi credibili e anche meno immediati darsi. In questo senso può essere utile interrogarsi su quale sia davvero l'efficacia dei movimenti e quindi a cosa puntare quando ci si organizza, si scende in piazza magari per non tornare a casa.
Gli scontri del 15 ottobre, a leggere in rete i commenti di chi li ha "apprezzati" o magari li ha anche fatti, costituiscono l'espressione di una "rabbia" diffusa, dura, corposa che prima o poi, si legge, doveva manifestarsi in qualche modo. Un “moderato” della sinistra come Valentino Parlato, ha anche scritto che è bene che sia accaduto (vedi qui).

Fiom, la piazza della democrazia

Appuntamento a piazza del Popolo "perché il popolo si riprenda la piazza". Il sindacato di Landini accetta i divieti ma chiama a raccolta studenti, movimenti e cultura. Ma stavolta devono parlare gli operai

imq
“A piazza del Popolo perché il popolo si riprenda la piazza”. Maurizio Landini, a conclusione della conferenza stampa della Fiom, convocata per spiegare cosa si farà il 21 ottobre, mette l’accento sulla questione democratica e sulla necessità di opporsi ai divieti della Questura e del sindaco Alemanno. Anche se alla fine, decide di accettare proprio quei divieti collocando la manifestazione nazionale del gruppo Fiat, Fincantieri e Componentistica auto alle 9 di mattina in piazza del Popolo per una manifestazione stanziale, l’unica consentita. Dopo i fatti del 15 ottobre e dopo l’ordinanza del sindaco Alemanno che vieta per un mese cortei nel centro storico della città, la Fiom aveva proposto prima un corteo dalla stazione Ostiense fino alla Bocca della Verità e poi un altro da piazzale Flaminio fino alla Rai in viale Mazzini. Sul primo ha posto il veto Alemanno ma sul secondo è stata la Questura a dire un no secco. E così la Fiom ha deciso, “con un grande atto di responsabilità” di scegliere la manifestazione stanziale che però si trasformerà in una grande assemblea popolare “per ribadire che il divieto di manifestare non è accettabile” sottolinea Landini. Una decisione sofferta, presa infine avendo in mente la fisionomia dei manifestanti, operai e operaie che sono già in difficoltà sul posto di lavoro o che rischiano di perderlo e per i quali la Fiom non ha ritenuto possibile ipotizzare una giornata di tensione con la polizia. Soprattutto dopo il 15 ottobre.

Quella piazza non era per i migranti

I migranti sono stati costretti ad abbandonare la manifestazione. Con loro ha abbandonato la piazza quella sua dimensione transnazionale. La scommessa dello sciopero precario vive se coinvolge davvero tutte le realtà precarie

Coordinamento migranti
Bologna
Il 15 ottobre come moltissimi altri abbiamo colto l’occasione offerta dalla giornata globale contro le politiche di austerity: l’occasione per amplificare le voci disparate di uomini e donne, precarie, migranti, operai, che ogni giorno fanno esperienza della crisi come di una precarizzazione sempre più sfrenata del lavoro e dell’esistenza, e che rifiutano la precarietà come forma selettiva e gerarchica di coazione al lavoro. Connettere queste voci è stata la nostra scommessa attraverso il 15 ottobre, e lo abbiamo fatto condividendo il percorso aperto dagli Stati Generali della precarietà e lo spezzone del precariato sociale che sabato ha coinvolto migliaia di uomini e donne.

mercoledì 19 ottobre 2011

SHALIT IN ISRAELE,477 DETENUTI PALESTINESI LIBERI

Il soldato israeliano è stato portato in Egitto alle 8. In mattinata liberati tra Gaza e Ramallah i detenuti palestinesi. Festa nei Territori, scontri a Beituniya. Operazioni rallentate dal rifiuto di due prigioniere all’esilio a Gaza: saranno deportate in Giordania e Egitto
EMMA MANCINI
Beit Sahour (Cisgiordania), 18 ottobre 2011, Nena News (nella foto, Shalit al momento della consegna all’IDF, fonte Ha’aretz) – Gilad Shalit è stato rilasciato, 477 prigionieri politici palestinesi sono liberi. Il caporale dell’IDF, con indosso un uniforme dell’esercito, è stato accompagnato intorno alle 8 di questa mattina al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, a Rafah. A trasmettere le prime immagini del caporale è stata la tv egiziana: alle spalle di Shalit, Ahmed Jaabri, comandante militare di Hamas.
Il soldato, prigioniero di Hamas dal giugno 2006, apparso dimagrito ma in buone condizioni di salute, ha parlato alla tv egiziana, spiegando di aver saputo dell’accordo una settimana fa. Dicendosi felice per la liberazione dei prigionieri palestinesi (“ma a condizione che tornino alle loro famiglie e abbandonino la lotta”), Shalit ha aggiunto: “Spero che questo accordo possa aiutare il processo di pace tra israeliani e palestinesi”.

lunedì 17 ottobre 2011

Un fallimento su cui discutere seriamente


E’ inutile nasconderlo o minimizzarlo: il 15 ottobre c’è stata in Italia la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo ed è finita in un disastro. Ora no a nuove leggi di polizia e finalmente una democrazia nei movimenti
Giorgio Cremaschi
da rete28aprile.it
E’ inutile nasconderlo o minimizzarlo: il 15 ottobre c’è stata in Italia la più grande manifestazione tra quelle realizzate in tutto il mondo ed è finita in un disastro.
Noi che siamo tra coloro che l’hanno promossa e organizzata, abbiamo il dovere di scusarci con tutte e tutti coloro che sono venuti lì per manifestare e basta. Non siamo stati in grado di garantire ad essi l’esercizio di questo loro diritto. Una minoranza, non è importante quanto vasta, ma comunque nettamente tale, si è impadronita della manifestazione e l’ha trasformata sul piano militare, sul piano mediatico e su quello politico in un’altra cosa.
Questo è per me il punto centrale, poi naturalmente ci sono le singole responsabilità, gli atti di devastazione inaccettabili, così come anche gli scontri in piazza San Giovanni, ove le cariche della polizia hanno finito per coinvolgere tutte e tutti coloro che volevano manifestare. Se vogliamo fare una riflessione politica, dobbiamo sottolineare che questo è stato il senso della giornata: un esproprio di democrazia, coperto dagli scontri, quando doveva essere esattamente il contrario.

Ma il nodo è quello dell'autodeterminazione


Quanto avvenuto in piazza il 15 ottobre ha soffocato la possibilità del movimento di nascere e rafforzarsi. Ma soprattutto lo ha sovradeterminato. Con una proposta politica che può portare solo a un'escalation già vista in passato
tra le tante prese di posizione sul 15 ottobre, pubblichiamo questa nota di Sinistra Critica che rappresenta la ricostruzione più vicina alle idee di questo giornale.
Il nodo è l'autodeterminazione dei movimenti

Si possono utilizzare sguardi e criteri diversi per descrivere quello che è accaduto a Roma il 15 ottobre e posizionarsi di fronte agli accadimenti. A noi interessa poco il dibattito sui “violenti” o sul “complotto”, sui “cattivi” a cui si contrappongono i “buoni”. Il nostro sguardo e il nostro punto di vista si colloca decisamente dentro al movimento che vogliamo costruire e si preoccupa delle sue potenzialità, della sua crescita, della sua efficacia e, soprattutto, della sua possibilità di decidere democraticamente. Di autodeterminarsi. Questo è il punto che vogliamo mettere al centro di questa riflessione perché, allo stesso tempo, questa possibilità è la grande sconfitta della giornata del 15 ottobre.

15 ottobre nel mondo: un successo!


Quasi mille città sono scese in piazze in 80 paesi nei 5 continenti. Non era più successo dal 15 febbraio del 2003. una possibilità che promette bene (nella foto Julian Assange a Londra)
Eric Toussaint
Dal febbraio del 2003 è la prima volta che un appello per una mobilitazione internazionale a una data determinata incontra una tale eco. In Spagna, da dove è partita l'iniziativa, circa 500 mila manifestanti hanno sfilati nelle strade di circa 80 città differenti e 200 mila solo a Madridi. Diverse azioni si sono sviluppate nei 5 continenti. Più di 80 paesi e circa un migliaio di città diverse hanno visto sfilare centinaia di migliaia di giovani e adulti che protestano contro la gestione della crisi internazionale da parte di governi che corrono in soccorso delle istituzioni private responsabili della debacle e che ne approfittano per rafforzare le politiche neoliberiste: licenziamenti massicci nei servizi pubblici, tagli alle spese sociali, privatizzazioni, minaccia alla solidarietà collettiva (sistemi pubblici di pensioni, diritto ai sussidi di disoccupazione...). Dappertutto il rimborso del debito pubblico costituisce il pretesto utilizzato per rafforzare l'austerità. Ovunque i manifestanti denunciano le banche.Nel febbraio del 2003 si era trattato della più grande mobilitazione internazionale per tentare di impedire una guerra: l'invasione dell'Iraq.

domenica 16 ottobre 2011

UN CORTEO ENORME AFFOSSATO DAGLI SCONTRI


Circa duecentomila i manifestanti a Roma ma un settore rilevante, soprattutto di giovani, decide di dare vita agli scontri con la polizia. La manifestazione spaccata in due. Il corteo si ricompone e finisce a Piramide. Ma la nascita di un vero movimento di massa viene soffocata

imq

Mentre gli scontri si spostano su via Merulana e il grosso del corteo si dirige a Piramide buttiamo giù un primo commento sulla giornata. Ci sarà il tempo per capire meglio e giudicare con più lucidità. Nel momento in cui scriviamo ci sembrano chiare alcune cose: la potenzialità di massa del corteo di oggi a Roma non si è potuta esprimere.
Vi erano in programma diverse altre iniziative, molte non rituali o banali, come l'accampamento o i cortei spontanei e altre ancora. Tutto questo è stato soffocato dalla decisione di un settore, limitato ma molto organizzato, del corteo di avviare uno scontro diretto non praticabile dalla stragrande maggioranza dei manifestanti. Questo primo dato è un fatto concreto e difficilmente può essere smentito. Sulla testa di molti manifestanti hanno deciso in pochi.Definire tutto questo come "delinquenza" o "teppismo" non ha alcun senso. Chi ha organizzato questa giornata, nelle forme in cui è avvenuto, è un soggetto che ha fatto una scelta precisa. E si è nutrito del contributo di molti giovani, spesso giovanissimi, che ormai popolano diverse manifestazioni di piazza. Lo abbiamo visto il 14 dicembre a Roma e poi a Chiomonte in Val di Susa. E' un dato politico e sociale con cui fare i conti perché esprime una capacità di mobilitazione estrema in larga parte inedita frutto di una situazione di crisi anch'essa inedita, in grado di dare vita a forme di "riots" e di ribellismo che nessuno riesce a interpretare se non i protagonisti stessi.Detto questo, resta il giudizio politico di fondo: la pratica espressa al corteo del 15 ottobre ha espropriato la manifestazione del suo diritto a esprimersi. Nemmeno c'è stata una dinamica di scontro giustificabile dalla volontà di entrare nel centro della città - la cui protezione è sembrata l'unica preoccupazione della polizia - in direzione dei "palazzi del potere". Lo scontro è sembrato fine a se stesso, forma che si fa contenuto, modalità aggregativa che certamente resta sul terreno in forme vincenti. Anche se non convincenti.Intanto il corteo ha dovuto deviare il proprio percorso e andare verso Piramide. Con un senso di frustrazione che dovrà essere recuperato. Uno degli slogan felici dei giorni scorsi è stato "a casa non si torna". Ora bisognerà cercare di dargli sostanza pensando alle forme con cui riprendere il filo di una potenzialità che oggi si era mostrata con una forza di decine e decine di migliaia di persone che non vanno lasciate tornare mestamente a casa.
imq

venerdì 14 ottobre 2011

Rivolta il debito, la campagna!


Nasce il sito, e la campagna, per sapere tutto sul debito pubblico e come fare a non pagarlo. Vai
Tutto quello che volete sapere sul debito e su come non pagarlo. La presentazione della campagna

Servirebbe una bella botta, una rivoluzione. Mario MonicelliSiamo lavoratori e lavoratrici, studenti, precari, attivisti e attiviste dei movimenti sociali, di difesa dei beni comuni, delle donne, lgbt, della solidarietà internazionale, convinti che occorra sollevarsi contro il capitalismo e la sua crisi. Ci sentiamo parte del Movimento spagnolo 15M, della rivolta greca, delle rivoluzioni arabe, dei movimenti americani e di tutti coloro che hanno deciso di prendere parola, di mettersi in gioco, di sollevarsi contro l’ingiustizia.La crisi economica globale è una crisi del capitalismo, dei suoi politici e delle caste che lo difendono, dei suoi meccanismi interni di funzionamento: massimizzazione del profitto e compressione dei diritti sociali, distruzione ambientale, guerra e povertà.Noi pensiamo che le nostre vite valgono più dei loro profitti.Rivolta il debito è più di uno slogan, è campagna nel movimento che vuole ribaltare il tavolo su cui giocano banchieri e capitalisti per far pagare a noi questa crisi.Rivolta il debito è una iniziativa aperta, virale, contagiosa, fatta di azioni dirette e dibattiti, approfondimenti e manifestazioni, partecipata da tutti e tutte coloro che la condividono e vogliono utilizzarla per organizzare la rivolta!Vogliamo costruire una grande campagna per l’annullamento del debito e ci sentiamo parte della grande assemblea del 1 ottobre nata sull’onda dell’appello “Dobbiamo fermarli”. Facciamo riferimento all’esperienza internazionale del Cadtm, il movimento per l’Annullamento del debito del terzo mondo che ormai si è concentrato sui debiti dei paesi del “nord” del mondo.Ma vogliamo andare ancora oltre: puntiamo a un grande movimento di massa, plurale, democratico e soprattutto, autorganizzato come metodo decisivo dell’azione politica.Rivoltare il debito per attraversare, suscitare e mettere in rete tutti i nodi dello scontro sociale e dei movimenti, come premessa indispensabile per difendere i diritti del lavoro, spezzare la precarietà, affermare i diritto allo studio, garantire la dignità e i diritti delle donne, la libertà sessuale, garantire i territori dall’assalto del profitto. Vogliamo costruire un movimento generale per la trasformazione del nostro paese e di un mondo che sembra non reggere più il peso delle proprie contraddizioni.