Il 15 ottobre del 1987 il leader del Bourkina Faso veniva assassinato da un complotto militare e internazionale. A venticinque anni dalla sua morte resta un simbolo di politica alternativa, integrità morale e tentativo rivoluzionario
Il 15 ottobre del 1987 il leader del Bourkina Faso, protagonista di una rivoluzione vittoriosa, Thomas Sankara, veniva assassinato da un complotto in cui si vedeva la mano dell'attuale presidente del paese, Blaise Compaoré e dall'esercito a lui legato. Aveva rappresentato una grande speranza per l'Africa, per la radicalità del suo programma, la sua opposizione ai piani di aggiustamento strutturale del Fmi e la volontà di rinegoziare il debito ma anche per l'integrità morale dei comportamenti. Sankara ha provato a mettere in pratica un nuovo modello di sviluppo, alternativo e centrato sulla ripartizione delle ricchezze.
Blaise Compaoré è oggi conosciuto per il suo coinvolgimento nel conflitto in Liberia e Sierra Leone e ci si interroga sul suo ruolo nel Mali. Viene presentato sotto l'immagine di "mediatore internazionale" costruita da potenti lobbies in Francia e negli Stati Uniti ed è per questo che questi due paesi sono sospettati di aver giocato un ruolo nell'uccisione di Sankara.