lunedì 6 febbraio 2012

"Scambiare diritti con denaro è un pessimo baratto"


Le ipotesi di riforma del mercato del lavoro viste da Luciano Gallino
Salvatore Cannavò
da Il Fatto quotidiano
Articolo pubblicato sul Fatto quotidiano di domenica 5 febbraio
Sulla riforma del mercato del lavoro quando si arriva al nodo della licenziabilità scoccano le scintille. Ieri se ne sono viste alcune tra Susanna Camusso, segretario della Cgil e Elsa Fornero, ministro del lavoro. La prima ha infatti accusato, sia pure velatamente, la seconda di voler favorire i licenziamenti. Eppure il ministro, in un'intervista a SkyTg24 aveva lavorato a ripulire l'immagine del governo invitando a “non demonizzare il posto fisso”, giudicando “infelici” le dichiarazioni del suo sottosegretario Martone sui “laureati sfigati” e soprattutto chiedendo alle imprese di “pagare di più” la flessibilità del lavoro per favorire una flessibilità “capace di generare occupazione e stabilizzare dalla precarietà”. “Non è ottimale che un lavoratore sia stretto all'impresa a tutti i costi – ha detto Elsa Fornero – pur ribadendo che “il divieto del licenziamento discriminatorio è un atto di civiltà e come tale va tutelato”. Immediata la replica stizzita di Camusso: “Si vuole facilitare la licenziabilità? Non è assolutamente questo il tema da affrontare e non lo è tanto meno adesso in una fase di recessione”.
In realtà, il ministro Fornero ha semplicemente chiarito le ipotesi di modifica che circolano in queste ore e di cui abbiamo parlato con il professor Luciano Gallino che sui temi della lotta alla precarietà si è cimentato moltissimo.
L'articolo 18 e i licenziamentiSu articolo 18 e licenziabilità esistono ormai due ipotesi molto chiare

domenica 5 febbraio 2012

Appello per l'11 febbraio


Dai Collettivi studenteschi la proposta di uno spezzone contro il Governo Monti e il pagamento del debito, per una commissione di Audit, per non pagare la loro crisi
da Atenei in Rivolta
Negli anni e nei mesi scorsi siamo scesi in piazza contro le politiche di tagli e di macelleria sociale messe in atto dal governo Berlusconi
Oggi ci troviamo di fronte alle drammatiche politiche di austerità di un governo il cui aggettivo “tecnico” cela la natura politica neoliberista e la maggiore capacità dell’esecutivo di applicare i diktat della BCE, proteggendo gli artefici della crisi e vessando lavoratori, donne, giovani, studenti, precari, servendosi della minaccia di default.

L'11 Febbraio saremo di nuovo in piazza, per difendere i diritti e la dignità sul lavoro, per difendere la democrazia nelle fabbriche.
Ma l'11 Febbraio nelle strade vogliamo affermare che scendere in piazza a difesa dei diritti e della dignità sul lavoro significa scendere in piazza contro un governo che sta per sferrare un attacco senza precedenti ai giovani e ai precari, alla possibilità di avere un reddito dignitoso, al diritto di non essere licenziati ingiustamente (è oramai evidente il progetto di cancellazione dell’Art.18), alla possibilità di immaginare un futuro; contro un Presidente del Consiglio che, quando ancora si aggirava tra i corridoi delle grandi banche internazionali, ha indicato il piano Marchionne e la riforma Gelmini come la direzione da seguire in ambito lavorativo e della formazione e che nei giorni scorsi, mostrando uno stile grossolano e provocatorio degno del governo precedente, ha definito “monotonia” la certezza di un impiego fisso.

La solidarietà agli Ultras massacri al Cairo


Il gruppo dei Socialisti rivoluzionari, forza politica emergente nella sinistra egiziana, condanna il massacro dei tifosi del Cairo allo stadio di Port Said
Quale messaggio volevano inviare i responsabili dei crimini commessi contro "gli Ultrà" e che hanno fatto 75 morti? (guarda articolo, ndt)
Volevano forse reprimere le forze e i gruppi che hanno partecipato alla rivoluzione e che continuano a opporsi al Consiglio militare?
Oppure, questo crimine, che ha avuto luogo nell'anniversario della "battaglia dei cammelli" ha voluto confermare che gli sponsor di quella battaglia ritengono che il potere e le forze che essi continuano a mantenere li autorizzino a commettere nuovi crimini?
Il fatto che questi crimini siano avvenuti solo qualche giorno dopo la rimozione dello stato di emergenza prova forse che, senza di esso, la sicurezza non è assicurata?
O, ancora, questo crimine vuole accreditare uno scenario rovinoso verso il caos, anche con atti di vandalismo (come era stato nel caso del grande incendio del Cairo nel 1952)? E questo dopo che le forze rivoluzionarie sono riuscite a proteggere l'onore della rivoluzione e hanno evidenziato l'alto rischio correva il paese.
Quale che sia il messaggio che il crimine ha intenzione di far passare, la sola risposta delle forze rivoluzionarie è di dire "No". I crimini commessi contro le forze rivoluzionarie non fermeranno la rivoluzione e non terrorizzeranno i rivoluzionari.

La vera monotonia!



Da Brunetta a Monti passando per Martone l'unica ripetitività e ossessione dei governi è la ricetta liberista dei tagli allo stato sociale e della diminuzione dei diritti di chi lavora
Atenei in Rivolta
Ebbene sì. Ci si trova ancora costretti a commentare l’ennesima dichiarazione provocatoria fatta da un membro del governo a danno delle e dei giovani di questo paese. Ci eravamo quasi abituati ai continui e vergognosi attacchi dell’ex ministro Brunetta contro giovani e precari/ie. Poi è arrivato il governo dei tecnici e dei professori che avrebbe dovuto risollevare l’Italia dalla crisi. Un governo che, oltre a proseguire le stesse politiche di tagli e massacro sociale portate avanti dal centrodestra, ora dimostra anche di non differenziarsi dallo stile grossolano, provocatorio e offensivo che il vecchio governo ha sempre utilizzato nei confronti delle fasce più deboli della società.
Dopo le dichiarazioni di Martone volte a deridere gli studenti e le studentesse che non riescono a laurearsi in corso, perché magari costretti/e a lavorare (spesso in nero) per pagare tasse universitarie e affitti esorbitanti, o perché nell’Università controriformata del 3+2, della Gelmini e dei tagli è obiettivamente difficile adeguarsi ai ritmi di studio massacranti imposti da questo modello, arriva l’ennesima aggressione al futuro di noi tutt*. Arriva direttamente dal Presidente del ConsiglioMario Monti (guarda il video). Il sobrio, equilibrato e rispettabile Mario Monti che dichiara che i giovani devono rinunciare all’idea del posto fisso e che, in fondo, la certezza di un impiego fisso e di una stabilità di sostentamento, necessaria per poter vivere e immaginare un futuro, sia “monotona”.

Articolo 18, aria di intesa


Tutti soddisfatti dopo il nuovo giro di tavolo sul mercato del lavoro. Elsa Fornero la prenda più alla larga e reimposta l'agenda. In fondo alla quale c'è sempre il nodo dei licenziamenti
Salvatore Cannavò
da il Fatto quotidiano
Per la prima volta da quando si riunisce il tavolo sulla riforma del mercato del lavoro che si è tenuto ieri a Palazzo Chigi, alla presenza di governo e parti sociali, si è chiuso in un clima di conciliazione. Tutti soddisfatti, almeno a parole, anche perché si era ancora al primo giro di tavolo. Il governo presente con Elsa Fornero e Corrado Passera, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella, per Cgil, Cisl, Uil e Ugl, Emma Marcegaglia per la Confindustria e poi Rete imprese, l'ABI, l'Ania. Insomma, tavolo delle grandi occasioni che ha generato un clima che prelude a un accordo. Soddisfatti i sindacati, la Cgil parla di "cauto ottimismo",Emma Marcegaglia ha addirittura sottolineato la "civiltà" dell'articolo 18, pur chiedendone comunque la riforma e Elsa Fornero ha diramato una nota alle agenzie in cui ha sottolineato il"clima positivo e di collaborazione". Il governo stavolta si è presentato senza documenti preconfezionati dichiarando di volere l'accordo anche se alle agenzie, Elsa Fornero ha anche detto che la riforma "si farà comunque". Un piglio decisionista che però non sembra aver impressionato i sindacati.

Autoriduzione delle bollette


Tra questo e il prossimo week end il Forum italiano dei movimenti per l'acqua lancerà ufficialmente in tutto il Paese la campagna di "obbedienza civile". Per rispettare l'esito del referendum
Marco Bersani*
Tra questo e il prossimo week end, con mobilitazioni diffuse, azioni comunicative e presenza in tutti i territori, il Forum italiano dei movimenti per l'acqua lancerà ufficialmente in tutto il Paese la campagna di "obbedienza civile". Sarà obbedienza civile perché proponiamo a tutte le donne e gli uomini del Paese di obbedire al voto espresso nel giugno scorso dal popolo italiano, attivandosi in prima persona e collettivamente per contrastare l'illegittimità delle tariffe applicate da tutti i gestori e pretendere il giusto pagamento della tariffa sull'acqua.
Spiegare di cosa si tratti è molto semplice. Lo scorso giugno, oltre 26 milioni di donne e uomini di questo Paese, attraverso un doppio sì al voto referendario, hanno aperto la strada alla ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico e, abolendo dalla tariffa la cosiddetta "adeguata remunerazione del capitale investito", hanno stabilito che sull'acqua non possano essere fatti profitti. Su questo punto la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 26/2011 di ammissione del quesito referendario, ha stabilito come l'esito positivo del pronunciamento popolare fosse immediatamente applicabile. Tuttavia, utilizzando le motivazioni più stravaganti, a otto mesi dal referendum, nessuna istituzione locale e nessun ente gestore ha ancora applicato la riduzione della tariffa (per una percentuale che varia tra il 12 e il 25% da territorio a territorio), come previsto dal voto della maggioranza assoluta del popolo italiano.

giovedì 2 febbraio 2012

Monotono, troppo monotono


La filosofia del lavoro di Mario Monti ricorda quel motto del Psi degli anni 80: "Arrangiatevi!"
Salvatore Cannavò
da ilfattoquotidiano.it
Monotono, troppo monotono “Monotono, troppo monotono. Non era per me. Mia madre non ci credeva, mio padre non ha fatto in tempo a vedere quanta tristezza e noia si accumulava dentro di me. Quel posto fisso…. Ogni mattina gli stessi orari, lo stesso ufficio, le stesse facce, la stessa mansione, lo stesso, mesto, ritorno a casa. E poi, figurati, ogni mese ero pagato puntualmente, mi versavano i contributi regolari, lavoravo in un’azienda sopra i 15 dipendenti e quindi, se mi avessero licenziato senza giusta causa, sarebbero stati costretti a reintegrarmi. Avevo la malattia pagata, potevo prendere dei permessi, godevo di tredicesima e, addirittura, quattordicesima. E, in effetti, in dieci anni di quel lavoro ho risparmiato qualcosa, pensa ce l’ho ancora, mi dà sicurezza per il futuro… Ma, bando alla nostalgia, non facciamoci prendere dalla tenerezza. Quel lavoro era una noia, le ferie pagate sì, erano gustose, ma poi bisognava tornare. E così ho detto basta! Basta a quella giostra sempre uguale, a quella fissità, qui ci vuole movimento – mi sono detto - dinamicità, ritmo. E così mi sono licenziato e ho iniziato a cambiare lavoro, perché cambiare lavoro è molto più divertente. Avevo quarant’anni e anche una discreta formazione. Mi sono presentato in altri uffici, in altre aziende, e mi hanno preso. E quando hanno saputo delle mie ragioni mi hanno sorriso e aperto ancora di più la porta: “Ma davvero? Lei è uno di quelli che rinuncia al posto fisso perché è noioso? Ma bravo, complimenti, grazie per il coraggio, lei sì che indica un futuro diverso a questo paese, ce ne fossero così”. Bene, bravo, bis. E così, improvvisamente si è aperto davanti a me il rutilante mondo del lavoro flessibile e della vita movimentata. E che movimento!”.
“Avevo un contratto di collaborazione coordinata e continuativa, un co.co.co. Già il nome sembra una danza sudamericana. La mattina mi alzavo a orari sempre diversi perché ogni giorno aveva un ritmo diverso da rispettare. “Domani vieni prima che c’è da lavorare al lancio del nuovo prodotto?”

C'era una volta la classe media


L'aumento della disoccupazione sta spingendo ai margini della società milioni di cittadini che non avevano mai conosciuto problemi economici, cambiando la nostra idea della povertà.
MARÍA ANTONIA SÁNCHEZ-VALLEJO
da El Pais
ArticoloPubblica post tratto da Presseurop.eu

Dimitris Pavlópulos ha una pensione di 550 euro al mese e spende mensilmente 150 euro in medicine. Il taglio alle sovvenzioni per i farmaci lo obbliga a scegliere tra comprare un litro di latte (1,5 euro) o una medicina per curare la sua malattia. Affrontare entrambe le spese è impossibile.

Manuel G. è un disoccupato di lungo corso che ha nostalgia dei mille euro che guadagnava all'inizio della crisi. Ha perso il lavoro di impiegato tre anni fa, e ormai non gli spetta più il sussidio di disoccupazione. Non potendo tornare a casa dai genitori, vive in una stanza in affitto, frequenta la mensa per i poveri e indossa i vestiti regalati da una ong.
Sono le vittime della crisi, persone che appena cinque anni fa appartenevano alla classe media o medio-bassa e che oggi sono i nuovi poveri. Devono scegliere tra un pasto caldo o il riscaldamento, tra la sopravvivenza e il pagamento dell'ipoteca. Hanno cancellato il concetto di povertà legata ai mendicanti. Oggi, sempre di più, la povertà si associa alla normalità. "I volontari di ieri sono gli assistiti di oggi", spiega Jorge Nuño, segretario generale di Caritas Europa.
Secondo le cifre dell'Unione europea, nei 27 stati membri nel 2009 c'erano 115 milioni di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale (23,1 per cento della popolazione), "senza contare i 100-150 milioni sul filo del rasoio, a cui bastano due mesi senza stipendio e un'ipoteca da pagare per finire in miseria", spiega Nuño. Nel 2007 a rischiare la povertà erano appena 85 milioni. Nella lista dei nuovi poveri ci sono cittadini greci, spagnoli e irlandesi, "ma anche francesi, tedeschi e austriaci", sottolinea Nuño.

mercoledì 1 febbraio 2012

Occupy Oakland rilancia


L'occupazione più dinamica del movimento statunitense lancia lo sciopero generale per il Primo maggio. Un sasso nello stagno del sindacato Usa
Felice Mometti
Occupy Oakland rilancia. Dopo la giornata del 28 gennaio in cui la polizia ha arrestato 400 persone durante le iniziative per occupare un centro conferenze in disuso appartenente a una società immobiliare, l’assemblea generale di Occupy Oakland ha deciso di impegnarsi nella costruzione dellosciopero generale il prossimo Primo maggio.
Negli Stati Uniti il Primo maggio è un giorno lavorativo come gli altri nonostante faccia riferimento alle lotte e ai massacri della polizia avvenuti a Chicago nel 1886 e al valore non solo simbolico che riveste in molti Paesi. Da alcune settimane il movimento Occupy sta discutendo della possibilità di lanciare uno sciopero generale nazionale il Primo di maggio, costituendo anche dei gruppi di lavoro, com’è il caso di Occupy Wall Street a New York e di Occupy Portland. Il riferimento è soprattutto alla grande mobilitazione del Primo maggio del 2006che aveva visto nelle piazze di molte città americane milioni di migranti, soprattutto latinos, con lo slogan “Sì, se puede! “. E l’immaginario del movimento americano corre verso la possibilità di un“giorno senza il 99%”. Un obiettivo ambizioso che però si colloca in un percorso che ha visto lo sciopero generale di Oakland, dopo 65 anni, del 2 novembre scorso, il blocco di alcuni porti della West Coast del 12 dicembre ed è in campo la mobilitazione nazionale degli studenti del prossimo primo marzo.

Il flop della Tav


Uno studio pubblicato sul Sole 24 Ore (sì, il giornale di Confindustria) spiega la totale anti-economicità dell'Alta velocità. E sulla Torino-Lione: "Se il nostro vicino fosse la Gran Bretagna non sarebbe mai fatta"
Andrea Malan
da Il Sole 24 Ore
A poco più di sei anni dall'inaugurazione della prima tratta ferroviaria ad alta velocità – la Roma-Napoli – arriva un primo tentativo di valutazione economica a posteriori del complesso di investimenti degli ultimi 20 anni sulle linee Av. Lo studio di Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, del Politecnico di Milano («An early evaluation of italian high-speed projects») dà una prima valutazione ex post dei progetti realizzati, sottolineandone «i successi e le potenzialità ancora inespresse – dicono gli autori – ma anche le significative criticità». Un tentativo importante visto che «l'investimento nella rete Av, interamente a carico dello Stato, è stato affrontato sulla base di valutazioni estremamente deboli e senza stime pubbliche e dettagliate della domanda attesa».

Lo studio analizza in primo luogo offerta e domanda dei servizi Av: la prima è rappresentata dai servizi di Trenitalia (le varie Frecce); la domanda viene stimata sui dati disponibili forniti dalla stessa Trenitalia (su base aggregata), applicando poi a questi un modello "gravitazionale" (basato principalmente sulle popolazioni dei centri toccati) per ripartirli fra le varie tratte.