giovedì 15 dicembre 2011

Ma cos'è questo debito?


Debito. Una parola pesante. Una parola che mescola in modo inestricabile considerazioni morali e finanziarie… La lingua tedesca è eloquente a questo proposito dato che utilizza lo stesso termine, “Schuld”, sia per "debito" che per "colpa".
Cedric Durand
Debito. Una parola pesante. Una parola che mescola in modo inestricabile considerazioni morali e finanziarie… La lingua tedesca è eloquente a questo proposito dato che utilizza lo stesso termine, “Schuld”, sia per "debito" che per "colpa".
Anche gli antropologi hanno molto da insegnarci in questa materia.

Marshall Sahlins (1) e Maurice Godelier (2), in modo particolare, hanno mostrato che la relazione di debito si inserisce sempre in un rapporto di potere. È il riconoscimento di un debito simbolico che ha condotto all'apparizione di società gerarchizzate, diseguali, dove alcuni vivono del lavoro degli altri.
Nell'Antichità, a causa dei debiti, si rischiava di diventare schiavi o di essere costretti ad abbandonare i propri figli (3). Spesso all'origine di un gran numero di rivolte sociali, il debito era una minaccia permanente per queste società antiche, una minaccia evitata con il ricorso a periodici annullamenti generali di debiti o dei limiti posti alle esigenze dei creditori. Fino a dove si impone l'obbligo di pagare i propri debiti? Quando il debito diventa illegittimo? Vecchie questioni che esplora David Graeber nel suo ultimo libro, Debt, the First 5000 Years, ma che sono di scottante attualità in un momento in cui il debito pubblico è il pretesto per una brutale punizione collettiva.
Il debito è un rapporto economico e morale che impegna sia il creditore che il debitore, ma è anche un rapporto politico i cui termini possono essere rivisti in ogni momento. Ricordare questo oggi è essenziale dato che lo sviluppo di forme di governo fondate sul debito tenta di santificare questa relazione diseguale.

In nome del debito, viene messo in atto un processo predatorio il cui obiettivo è di offrire nuove opportunità di profitto per rilanciare la macchina capitalista ingrippata dalla crisi. Privatizzazioni a prezzi di saldo, diminuzioni dei salari e delle pensioni, smantellamento dei servizi pubblici, sono altrettante sfaccettature dello stesso fenomeno, cioè del tentativo di rilanciare l'accumulazione del capitale offrendogli nuove opportunità di profitto a spese di ricchezze precedentemente appannaggio della popolazione in generale oppure di un determinato settore della società.

mercoledì 14 dicembre 2011

La svolta della Fiat.


Il contratto siglato nel gruppo della famiglia Agnelli segna un passaggio di fase e apre la strada a una nuova struttura del mercato del lavoro
Salvatore Cannavò
da ilfattoquotidiano.it
Per Sergio Marchionne l’accordo del gruppo Fiat rappresenta “una svolta storica”. Su questo punto ha ragione perché l’intesa conclude quel percorso avviato con il piano Fabbrica Italia e passato attraverso le “battaglie” di Pomigliano, prima e di Mirafiori, poi. Marchionne ottiene l’obiettivo che si era dato quando impose l’accordo separato di Pomigliano e il relativo referendum: avere un contratto speciale, valido solo per i propri stabilimenti, privo delle strettoie che impongono le regole di concertazione a cui è ancora sottoposta la Confindustria dalla quale, non a caso, la Fiat è uscita. Nelle aziende della famiglia Agnelli, il sindacato ha ormai come controparte un industria che ha sedi in tutto il mondo che, come dice il presidente John Elkann, conserva il suo cuore in Italia ma che sempre più ha spostato il cervello negli Stati Uniti. L’intesa siglata, con la collaborazione decisiva dei sindacati, è cucita addosso alle caratteristiche globali dell’azienda Fiat ma soprattutto alla sua politica di sviluppo ed espansione che poggia non tanto sulla capacità di innovazione dei prodotti quanto sulla maggiore flessibilità del lavoro. Nel gruppo Fiat, da gennaio 2012, saranno ridotte le pause, gli straordinari saranno portati da 40 a 120 ore annue, i turni a 18 su sei giorni ma soprattutto saranno introdotte limitazioni per le assenze malattia e sanzioni per chi viola l’accordo stesso. Difficile capire quanto tutto questo possa aiutare a vendere più auto. Il progetto Fabbrica Italia, del resto, è stato messo nel cassetto dopo che la Consob si è azzardata a chiedere maggiori chiarimenti e le prospettive industriali dell’azienda restano nere. Marchionne ha puntato alla produzione di 6 milioni di autovetture nel 2014 ma al momento il gruppo Fiat-Chrysler è fermo a 4 milioni e la recessione deve ancora venire. Nuovi modelli non se ne vedono e gli stabilimenti sono falcidiati dalla cassa integrazione.

martedì 13 dicembre 2011

Siria, la solidarietà e il no alla guerra


Una lettera aperta di Sinistra Critica alla campagna promossa da Peacelink "Siria no war": "L'opposizione all'intervento straniero non può tacere il sostegno alla rivolta siriana"
Pubblichiamo una lettera aperta invata da Sinistra critica alle/ai promotori della petizione “Siria No war”. Ci sembra un dibattito importante per capire meglio comportamenti e responsabilità del movimento contro la guerra rispetto a quanto sta accadendo, da diverso tempo orami, nel mondo arabo.
Carissime/i amiche e amici di Peacelink,
abbiamo ricevuto da diverse persone che stimiamo la richiesta di firmare l’appello da voi proposto contro qualsiasi intervento militare in Siria. Abbiamo deciso – singolarmente e come organizzazione politica – di non aderire al vostro appello e vogliamo brevemente spiegarvene i motivi.

Naturalmente siamo contrari a qualsiasi intervento straniero in Siria, così come lo eravamo contro quello in Libia (lo dimostrano i nostri comunicati già dallo scorso febbraio e marzo e le manifestazioni che abbiamo contribuito a organizzare il 20 marzo a Milano e il 2 aprile in diverse città), pur condividendo le ragioni di chi nel febbraio si era ribellato al regime di Gheddafi.
Non condividiamo invece in alcun modo le motivazioni che sostenete nella petizione e soprattutto riteniamo sbagliato e inefficace rispetto lo stesso obiettivo che si prefigge l’appello tacere della repressione che il regime siriano compie da sempre e in particolare in questi ultimi mesi contro la rivolta popolare. E questo è il secondo motivo di disaccordo: il vostro appello sottolinea decisamente il carattere “etrerodiretto” e “autoproclamato” della rivolta siriana: non siamo assolutamente d’accordo.

Acqua in Europa


E' nata a Napoli, dopo due giorni di lavori, la Rete europea per l'acqua bene comune. Primo passo verso il Forum europeo di Marsiglia
Tommaso Fattori
E' nata a Napoli la Rete Europea per l'acqua bene comune, che si è data un Manifesto e alcune campagne.
La prima scadenza della Rete è l'organizzazione del Forum Alternativo dell'Acqua a Marsiglia nel prossimo mese di marzo in contemporanea con World Water Forum che le multinazionali dell'acqua organizzeranno nella città francese..Avanzata anche la proposta di una Ice (Iniziativa dei cittadini europei) da proporre alla Commissione Europea.

Acqua in Europa
di Tommaso Fattori

Esattamente sei mesi fa la vittoria referendaria contro la privatizzazione dell'acqua ha chiuso, nel senso comune e nell'opinione pubblica, un'intera epoca. Un’epoca che le oligarchie economiche e le loro schiere di cavalier serventi, più o meno “tecnici”, sono assai restie ad abbandonare, dichiarando invece guerra al 96% di "sì" referendari in Italia e al 99% dell'umanità in genere. A giugno il popolo italiano attraverso il voto democratico - termine che suona preoccupantemente démodé - tracciava di nuovo quel confine, ormai scoloratosi, fra merci e beni comuni, fra terreno dei diritti e terreno dei profitti, fra impresa di mercato e servizio pubblico d'interesse generale. Ciò accadeva dopo troppi anni d'indottrinamento neoliberista, in cui anche a sinistra ci si era convinti che il fine d'un servizio pubblico vitale fosse generare dividendi per gli azionisti e i beni comuni dovessero servire all'accumulazione di capitale privato.

domenica 11 dicembre 2011

APPELLO URGENTE DI SOLIDARIETA' CON IL LABOUR PARTY OF PAKISTAN DI FRONTE ALLA REPRESSIONE SINDACALE E POLITICA


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Vogliamo attirare la vostra attenzione sulla gravità estrema della situazione in Pakistan.
L' LPP, Labour Party of Pakistan, è attualmente sottoposto a gravi attacchi in varie province del paese e 24 dei suoi militanti si trovano attualmente in carcere. L'ultimo di questi attacchi, che si è prodotto nel centro industriale di Faisalabad, apre una prova di forza maggiore, il cui esito riguarderà l'insieme del movimento operaio pakistano e non solo quest'organizzazione a noi vicina.
Faisalabad : 490 anni di carcere
Faisalabad, la terza città del paese, è un importante centro industriale specializzato nell'industria tessile. Gli operai dei telai sono organizzati nell' LQM, un'organizzazione territoriale. L'LPP è impegnato nello sviluppo dell'LQM – alcuni militanti e dirigenti del LQM sono tra l'altro membri dell'LPP.
Nove dirigenti dell'LQM sono stati arrestati in seguito a importanti conflitti sociali. A questo propostio rinviamo agli articoli segnalati qui sotto. Tutti sono oggi condannati ad almeno 10 anni di prigione e 6 di loro hanno da scontare un totale di 490 anni di detenzione!
Queste condanne sono state pronunciate in nome delle leggi antiterroriste che costituiscono una vera dichiarazione di guerra contro il movimento operaio di Faisalabad e oltre, a tutto il movimento operaio combattivo del Pakistan.
Molte cose dipenderanno dall'esito di questa prova di forza decisa dal potere. E' essenziale che l'LQM, i sindacati combattivi del Pakistan e l'LPP ricevano un appoggio internazionale per far fronte a questo attacco nelle migliori condizioni possibili.
Vi possiamo contribuire nelle seguenti maniere:
• Mobilitare le nostre reti sindacali per informare i sindacati e rafforzare la solidarietà sindacale internazionale. In Pakistan, è la National Trade Union Federation (NTUF), associata all'LQM, che fa da legame con l'internazionale. Hanno già ottenuto il sostegno dell’Internazionale Tessile, Garment and Leather Workers’ Federation (ITGLWF).

GINGRICH CERCA CONSENSI NEGANDO ESISTENZA PALESTINESI


Il "frontrunner" repubblicano alle presidenziali del 2012 dice che i palestinesi sono stati "inventati" a tavolino e spera che le sue ridicole affermazioni servano a fargli ottenere i favori delle lobby filo Israele.

MICHELE GIORGIO
Gerusalemme, 11 dicembre 2011, Nena News – Superano ormai ogni limite i candidati alla nomination repubblicana per le presidenziali americane. La gara a chi si mostra più vicino a Israele in corso da mesi, ha toccato il punto più basso l’altra sera grazie a Newt Gingrich, già noto per le sue posizioni ultraconservatrici. L’ex Speaker e attuale «frontrunner» repubblicano, pur di ottenere l’appoggio della influente lobby filo Israele, è arrivato al punto da definire i palestinesi «un popolo inventato» a tavolino all’unico scopo di lottare contro lo Stato ebraico. Intervistato da un giornalista di Jewish Channel, una rete tv via cavo, Gingrich ha detto che nel 1948 «non c’era la Palestina come stato» (e non c’era neanche Israele, ha omesso di ricordare il vulcanico esponente repubblicano) e che quel territorio in realtà «era un pezzo dell’impero Ottomano». Pertanto, ha affermato Gingrich, «credo che abbiamo avuto un popolo palestinese inventato, composto da arabi e che storicamente è sempre stato una parte della comunità araba».

Il ritardo uccide


Nulla di fatto a Durban sulla riduzione delle emissioni. A un anno dalla scadenza dell'accordo di Kyoto nessun accordo in vista in un vertice ampiamente disertato dai capi di Stato e di governo
da Asud informa
Si conclude la 17° Conferenza Onu sul clima di Durban, Sudafrica. Dopo due settimane di lavori il solo commento possibile è che l'obiettivo numero uno, ovvero la riduzione di emissioni, è fallito. Kyoto scade tra un anno e non c'è consenso su un nuovo regime vincolante. Unico impegno: la continuazione delle negoziazioni per arrivare ad un patto entro il 2015, la cui validità potrebbe partire dal 2020. Decisamente troppo tardi per la scienza - che parla del picco massimo entro il 2015 - e per evitare la catastrofe, ovvero un aumento della temperatura media di circa 4°c (7 in Africa) l'inabissamento di molti stati insulari e di migliaia di km di coste, desertificazione, eventi climatici estremi, e 350mila vittime l'anno destinate ad aumentare, di cui fanno parte anche le vittime delle alluvioni italiane di questo autunno.
Due anni fa alla Cop15 di Copenaghen erano presenti tutti i capi di Stato e ripetevano che i cambiamenti climatici sono la più grande minaccia per l'umanità. Solo due anni dopo e a situazione ambientale non certo migliorata, a Durban i capi di stato sono assenti e sui giornali quasi ovunque si parla solo di spread e debito, cancellando dalle prime pagine i rischi del caos climatico e le possibili alternative.

sabato 10 dicembre 2011

GAZA: OGGI NUOVO RAID AEREO ISRAELIANO


GAZA: OGGI NUOVO RAID AEREO ISRAELIANO

Ieri uccisi un anziano e un bambino di 12 anni. I morti palestinesi sono cinque da mercoledì. Hamas accusa Israele di voler innescare un’escalation per lanciare una nuova offensiva contro Gaza.

Gaza, 10 dicembre 2011, Nena News – La diplomazia egiziana sta facendo il possibile per frenare l’escalation di attacchi e rappresaglie che cresce con il passare delle ore ma anche questa mattina l’aviazione israeliana ha colpito la Striscia di Gaza. I missili sparati dai cacciabombardieri hanno centrato obiettivi, non meglio precisati dal portavoce militare israeliano, a sud della Striscia, senza fare vittime. Da parte loro i palestinesi hanno reagito lanciando da giovedì almeno 12 razzi verso il territorio meridionale israeliano che sono caduti in aree disabitate.

Ben più sanguinose erano state le incursioni aeree israeliane di ieri. Colpito in pieno un edificio residenziale. Sotto le macerie sono rimasti un anziano e altre 14 persone, tra le quali sette bambini. Uno dei piccoli è morto poco dopo in ospedale. Israele ha riconosciuto di aver centrato «per errore» il palazzo e ha espresso «rammarico». Poi però ha attribuito la morte dell’anziano e del bambino ad una «deflagrazione collaterale» che, secondo il portavoce delle Forze Armate, sarebbe stata dovuta ad ordigni stivati in una vicina base della sicurezza del governo di Hamas centrata dai missili

mercoledì 7 dicembre 2011

Contro Monti e contro Marchionne, le contraddizioni di uno sciopero

 
DA RETE28APRILE
Giorgio Cremaschi
Era giusto sicuramente dare una prima risposta alla scandalosa manovra economica del governo. Quindi il 12 bisogna scioperare e farsi sentire. Detto questo lo sciopero unitario di Cgil, Cisl e Uil ha tre grandi ambiguità.
La prima è che non è chiara in nessun modo la piattaforma dello sciopero. La manovra è ingiusta, tutti dicono, ma noi cosa chiediamo? Chiediamo, come sarebbe necessario, di ritirarla e di fare un’altra scelta o pensiamo a piccoli aggiustamenti che non ne cambiano la sostanza e che porterebbero nuova rabbia tra i lavoratori e i pensionati?
In secondo luogo, che giudizio diamo di un governo che riduce il confronto con il sindacato solo al mercato del lavoro e che per il resto si vanta di ascoltare prima l’Europa che i sindacati? Per essere chiari, si fa sciopero contro questa linea del governo, la si condanna duramente come in pura continuità con le scelte culturali di Berlusconi oppure si fa finta che questo non sia avvenuto? Infine, come si fa a ignorare il fatto che mentre Monti aggredisce lo stato sociale, Marchionne aggredisce il contratto nazionale e le libertà e i diritti fondamentali dei lavoratori? E’ molto duro ignorare che i dirigenti di Cisl e Uil stanno accettando la manovra Marchionne, contro i diritti dei lavoratori e contro tutti i sindacati che ad esso si oppongono. (...)

Evitiamo quindi che questo sciopero sia coperto un’ipocrisia destinata a manifestarsi in tutte le sue contraddizioni. Se si sciopera assieme si abbia il coraggio di affrontare pubblicamente le differenze, di dire cosa si vuole, di non ignorare i tanti fronti aperti all’aggressione dei diritti dei lavoratori. La Fiom è costretta a gestire autonomamente la giornata del 12 dicembre, non solo con l’allungamento delle ore di sciopero, ma con una propria piattaforma che affronta anche l’aggressione della Fiat. Questa questione non riguarda solo i metalmeccanici, ma tutti i lavoratori italiani. Marchionne fa in fabbrica quello che Monti fa nel paese. Se non lo si dice con chiarezza le ore di sciopero diventano inefficaci.
Per questo scendiamo in piazza ovunque contro Monti, contro Marchionne, contro la manovra e contro gli accordi separati e gridiamolo forte, ovunque, in modo che tutti possano capirlo.

SINDACO TEL AVIV: CACCIAMO VIA I MIGRANTI


Sono circa 1200 i migranti africani che arrivano dal Sinai ogni mese. Una presenza sempre meno accettata dalle autorità israeliane, che per arginare l' "invasione" hanno accelerato i lavori di costruzione della barriera lungo il confine con l'Egitto.

GIORGIA GRIFONI
Roma, 7 dicembre 2011, Nena News. Il sindaco di Tel Aviv, Ron Huldai, li chiama “infiltrati”. Per il premier Benjamin Netanyahu sono invece “una minaccia per il tessuto economico, sociale e demografico su cui si basa lo stato di Israele”. Il primo cittadino della capitale dichiara allarmato che “stanno cambiando il volto di interi quartieri”, mentre il presidente del Consiglio assicura la determinazione nel “difendere i nostri confini e l’esistenza dei nostri cittadini”. Si punta il dito di nuovo contro gli immigrati, in Israele. Non quelli ebrei che compiono l’aliya per tornare “a casa”, ai quali viene fornito un “Klita” (cestino) contenente tutti i benefici –dal lavoro, alla casa, ai corsi di ebraico- che un ebreo che immigra in Israele si merita. Ma quelli che vengono dall’Africa – principalmente Eritrea, Sudan e Congo- e varcano la frontiera con il Sinai da “rifugiati”. E che presto saranno tenuti fuori dai confini da una recinzione lunga 240 km.

E’ di sabato la lettera che il sindaco di Tel Aviv ha inviato al suo primo ministro, chiedendo un meeting urgente sui migranti stranieri in Israele.  Netanyahu ha risposto repentinamente dedicando la riunione di gabinetto di domenica 4 dicembre alla questione.  “Alcuni giorni fa ho visitato Eilat – ha esordito il premier davanti agli altri ministri- e ho ascoltato il pianto dei residenti per una città inondata dagli infiltrati illegali. Bisogna stare lì ad ascoltare la disperazione delle madri, dei padri, dei titolari di aziende, i cui lavori sono stati portati via e che sentono che stanno perdendo la loro città”. Ha promesso due cose: il completamento della barriera di separazione tra il Sinai egiziano e il deserto del Negev entro un anno, e multe salate per quei datori di lavoro che impiegano manodopera immigrata illegalmente.

CARCERI ISRAELIANE DURE ANCHE PER MINORI PALESTINESI


Ogni anno circa 700 bambini palestinesi vengono arrestati e processati dalle autorità israeliane. Attualmente 164 sono detenuti, 35 di questi hanno meno di 14 anni.

ALTERNATIVE INFORMATION CENTER
Beit Sahour (Cisgiordania), 7 dicembre 2011, Nena News (nella foto: bambini palestinesi nelle carceri israeliane) – A settembre 2009, Israele ha istituito la Corte Minorile Militare. Due anni dopo, Israele ha adempiuto agli obblighi previsti dal diritto internazionale e ha innalzato la maggiore età nelle corti militari da 16 a 18 anni. Il cambiamento non ha portato a miglioramenti nella pratica e gli abusi contro i bambini palestinesi detenuti continuano.

Fin dall’inizio della Seconda Intifada nel settembre 2000, le autorita’ di occupazione hanno iniziato ad utilizzare gli ordini di detenzione amministrativa contro i bambini. Secondo la legge internazionale, questo tipo di fermo è permesso solo su scala molto limitata, specialmente nei confronti di minori. Ogni anno sono circa 700 i bambini dei Territori occupati arrestati dall’esercito israeliano e perseguiti in tribunale.
Al momento, 164 minori palestinesi sono prigionieri in Israele, la maggior parte di loro per aver tirato delle pietre. Sebbene sia proibito dalla legge israeliana detenere qualsiasi essere umano sotto i 14 anni, 35 dei bambini prigionieri hanno tra i 12 e i 13 anni. È allarmante che minori vengano arrestati sia in violazione della legge israeliana che quella internazionale. E quello che è ancora più preoccupante è il modo in cui i bambini vengono trattati durante l’arresto, l’interrogatorio e la detenzione.

"Noi baschi offesi dalla bandiera leghista"




  • La-Padania15Di qualche giorno fa, riproduciamo questa lettera di due baschi contro le letture leghiste  (e le presunte simmetrie che pretendono di scorgervi) delle vittorie politiche della sinistra abertzale.

    All'attenzione del Sig. Roberto Rotondo,
    Le scrivono due cittadini baschi residenti in Lombardia. Ci sentiamo molto offesi e sconcertati dopo aver letto il suo articolo “Addio Lega di governo. Si torna ruvidi” apparso sulla testata Varese News il 23 novembre 2011(http://www3.varesenews.it/politica/articolo.php?id=219343). Abbiamo visto la nostra bandiera appesa sul balcone della sede della Lega Nord di Varese. Doppiamente offesi. Da un lato come baschi per l’insulto e affronto della Lega Nord di Varese che, strumentalizzando la lotta basca, millanta somiglianze e affinità inesistenti; non siamo come loro, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. Dall’altro lato, come lettori per la continua manipolazione dei media italiani e la totale disinformazione e impreparazione dei giornalisti italiani.
    Il movimento della sinistra abertzale (nazionalista) basca nasce con la finalità di “unire”: unire le nostre terre e unire le popolazioni basche sparse in territori spagnoli e francesi. Il Paese Basco era uno Stato tanti anni fa, il celebre Regno di Navarra, e ha poi subito una dura invasione. L’anno prossimo ricorrono i 500 anni di questa invasione; un'invasione militare, che non è riuscita però a cancellare il nostro sentimento di popolo, e nemmeno a zittire la nostra bocca né la nostra lingua. Euskaldun (basco in lingua basca), vuol dire portatore dell'euskera (lingua basca). Qualunque immigrato che parli l’euskera può essere riconosciuto tanto basco quanto noi. Siamo orgogliosi e felici di avere una componente di immigrati così alta nelle nostre terre, vera e propria ricchezza sociale e culturale. Questa è una delle grandi differenze con la Lega Nord: l’inclusione da una parte e l’esclusione dall'altra. Per questo siamo fieri di sottolineare ogni volta ciò che ci differenzia da chi costantemente fa campagne di odio e razzismo, dentro e fuori le istituzioni

    DAL CAIMANO AI COCCODRILLI....



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    L’annunciata manovra “salva Italia”è arrivata e rappresenta una violenta stangata antipopolare che ha lavoratrici e lavoratori e pensionate/i come bersaglio principale.
    Una manovra all’insegna del “rigore” e dell'attacco ai più deboli, nella quale l’ipocrita retorica dell'equità si è tradotta in una gigantesca truffa ai danni di lavoratori, lavoratrici e pensionate/i – senza alcun vantaggio per le giovani generazioni, che saranno ancor più allontanate dal mondo del lavoro o utilizzate come concorrenza con la prossima creazione di una contrattazione duale.
    Così il governo “tecnico” presenta la manovra più politica che si ricordi – con l’obiettivo di dare un preciso segnale ai "mercati": questo paese punta a spremere tutto quello che è spremibile dai soggetti più deboli e non toccherà in nessun modo le rendite, i profitti, gli interessi che quei mercati presidiano e difendono.
    I provvedimenti racchiusi nella manovra vanno tutti in questa stessa direzione: aumento dell’età per andare in pensione e peggioramento degli assegni pensionistici; riproposizione dell’Ici e aumento delle rendite catastali; taglio delle imposte sulle imprese; liberalizzazione di interi settori dei servizi (quindi nuovo attacco all'acqua pubblica ma anche ai trasporti locali); rilancio delle grandi opere come la Tav.
    In questo modo il governo mette in luce la sua natura politica, che ha il volto delle banche e della finanza che hanno festeggiato il suo insediamento.