Non c'è nessuna continuità con le scelte Fiom sulla
vertenza Fiat di questi mesi e quanto accaduto alla ex Bertone. Il
sindacato non può accettare che di fronte ad un ricatto pesante,
scellerato come quello di Marchionne non ci sia nessuna alternativa
perseguibile. Occorreva, così come accaduto a Pomigliano e Mirafiori,
contrastare Fiat sul terreno politico, sociale. Smascherare e denunciare
il carattere eversivo, spregiudicato e arrogante dell'ad Fiat
Marchionne. Costruire cioè una vertenza ben più larga della sola
dimensione della fabbrica di Grugliasco, coinvolgendo, vista la portata
dell'offensiva Fiat, i lavoratori e le lavoratrici metalmeccanici/che
tutti/e. I lavoratori e le lavoratrici hanno espresso con il si la loro
autodifesa e a loro va la nostra totale e incondizionata comprensione e
vicinanza. (...)
Ora, con il pesante esito della vicenda ex
Bertone, la Fiom, il suo gruppo dirigente, è chiamato ad una riflessione
profonda, nè retorica, nè liquidatoria. Riconoscere limiti e sconfitte è
indispensabile per correggere una linea sindacale che, in tutta
evidenza, non è riuscita a produrre alla ex Bertone la stessa
straordinaria resistenza operaia di Pomigliano e Mirafiori ai diktat di
Marchionne.
Sergio Bellavita, segretario nazionale FIOM |
mercoledì 4 maggio 2011
04.05.11 - Sergio Bellavita: dichiarazione sulla vertenza Ex Bertone
Non dite ad Ale-danno di recarsi in libreria l'8 giugno..
Edito da Edizioni Alegre e scritto da Daniele Nalbone, giornalista di Liberazione, e Paolo Berdini, Il libro "Le mani sulla città" (nelle librerie a partire dal prossimo 8 giugno) è un'analisi della Roma "transitata" da Veltroni e Alemanno e in piena corsa per le Olimpiadi del 2020.
Cosa c'è dietro l'abbattimento di Tor Bella Monaca? Chi guadagnerà dalle speculazioni dell'Eur? Chi sta spingendo per raddoppiare l'aeroporto Leonardo Da Vinci e costruire i porti di Fiumicino e Ostia?
In poche parole, qual è il modello di governance messo in piedi dall'amministrazione Alemanno? Un'amministrazione caratterizzata da legami a doppio filo non solo con i poteri forti, ma addirittura con l'estremismo di destra - dal quale proviene lo stesso Alemanno e uomini importanti della sua squadra.
Ecco alcuni stralci di ciò che sarà contenuto nel capitolo "Forchettoni Neri - la fascistopoli romana nell'epoca del camerata sindaco", curato da tal Caio Gregorio, nome evidentemente di fantasia di chi preferisce rimanere nell'anonimato.
Palestina, la nascita di un movimento nuovo
Un movimento che, sull'onda delle rivoluzioni arabe, della straordinaria ripresa di protagonismo sociale di questa parte del pianeta, esordisce per le strade di tutta la Palestina,da Ramallah a Gaza, ma anche in Libano,Siria,Giordania su iniziativa di giovani donne e uomini per lo più universitarie/i. Nasce con parole d'ordine semplici quanto efficaci: no alle divisioni politiche, diritti, democrazia, partecipazione, riunificazione di tutti i Palestinesi e ripresa delle lotte popolari contro l'occupazione. Rivendicano nuove elezioni, criticano la deriva di Fatah e Hamas quali “gestori” per conto dell'occupante israeliano degli angusti spazi loro riservati.
L'analisi che questo movimento ha prodotto è particolarmente interessante in quanto è percepibile una distanza profonda tra gran parte della popolazione palestinese e la sua rappresentanza politica, così come è oggettiva la spinta ad una nuova unità delle fazioni Palestinesi dopo la guerra civile. Il movimento afferma con forza che il problema non sono i confini - ”tutte le negoziazioni sui confini hanno prodotto arretramenti” - ma i diritti: il diritto alla mobilità, il diritto alla terra, il diritto allo studio ed alla realizzazione della propria vita, il diritto alla riunificazione di tutti i Palestinesi a partire dai profughi.
Per l’acqua bene comune, senza ideologie
martedì 3 maggio 2011
Mayday, meno ma meglio. Molto meglio.
Non eravamo come l’anno scorso, dove le modalità un po’ ‘debordanti’ della tradizionale street parade avevano riempito sì a dismisura il corteo di tantissimi ragazzi e ragazze, oscurando però in parte i contenuti della manifestazione (e anche con conseguenze non piacevoli per gli eccessi di ‘sballo’). Ma eravamo comunque diverse migliaia in questa undicesima edizione, scesi in piazza sulla parola d’ordine centrale lanciata dal collettivo milanese della Mayday “Voglia di sciopero precario”, per tentare di passare dalla denuncia della precarietà all’azione di lotta per contrastarla, per cominciare a ‘far male’ all’avversario di classe.
La Fiom cambia idea
lunedì 2 maggio 2011
Verso le prossime elezioni amministrative: Unità e radicalità
E' un quadro politico del tutto sfilacciato quello in cui si stanno preparando le elezioni amministrative di metà maggio. Il governo di Silvio Berlusconi sembra un “morto che cammina”, preda di una crisi di prospettiva che sta incubando progetti politici differenti al suo interno e che sembra trovare unità politica solo nelle misure parlamentari di protezione del presidente del Consiglio: processo breve, conflitto di attribuzione sul “caso Ruby”, riforma della giustizia, etc. Per il resto, esistono linee diverse, probabilmente interessi sociali diversi, prospettive che al momento convivono ma che, domani, potrebbero portare a un'evoluzione del quadro politico e a una differente geografia. Non è un caso che si assista alla formazione del correntismo interno al Pdl con un'ala che guarda alla Lega e si appoggia al ministro Tremonti, un'altra che si arrocca attorno ad alcuni notabili ex democristiani come Scajola o Formigoni, le “nuove leve” (Gelmini, Alfano, Prestigiacomo, Frattini) che cercano di fare quadrato, gli ex An in preda al panico. Addirittura il ministro del Welfare, Sacconi, illuminato dal papato Ratzinger, è stato sorpreso a cena con il segretario della Cisl, Bonanni e con il “democratico” ex popolare, Giuseppe Fioroni in un incontro dal sapore antico. A rischiarare con il faro della crisi la vita del governo Berlusconi ci sono gli attacchi – se così si possono chiamare – degli ultimi due presidenti di Confindustria, Emma Marcegaglia e Luca Cordero di Montezemolo da due anni in procinto di tuffarsi in politica in attesa del momento buono. E poi c'è lo shock, a lungo atteso e le cui conseguenze non sono ancora del tutto percettibili, rappresentato dall'estromissione di Cesare Geronzi dalla tolda di comando dell'economia e della finanza italiana, con le dimissioni forzate da presidente delle Generali. Un altro segnale dello scricchiolio berlusconiano che su Geronzi ha potuto contare per entrare nei vari “salotti buoni” e rafforzare le proprie postazioni e che oggi perde un puntello importante. E non sarà nemmeno casuale se questo accade anche con il concorso del ministro Tremonti, lieto di spazzare via la vecchia guardia per fare posto a nuovi equilibri che vedono il suo ministero al centro di una nuova galassia finanziaria, grazie anche a nuovi strumenti di interventismo economica (come il Fondo di salvaguardia delle imprese italiane).
sabato 30 aprile 2011
Minacce al leader antiradar
Poche righe, infarcite di minacce e insulti, scritte a mano con un pennarello rosso e indirizzate alla redazione di Carbonia de L'Unione Sarda. La lettera è stata spedita il 18 aprile da Cagliari da qualcuno che si firma “Nuclei fascisti sociali” e che inneggia al Duce dopo aver annunciato un'azione violenta (“prima lo gambizziamo e poi lo uccideremo”) contro l'operaio della Carbosulcis Antonello Tiddia, 49 anni, in questi giorni in prima linea nell'ambito della protesta contro l'installazione del radar della Guardia di Finanza nella località “Su Semaforu” a Sant'Antioco.
Chi scrive, accusando Tiddia di essere “amico degli indipendentisti e degli anarchici”, fa proprio riferimento a questa battaglia, ma anche a quelle a cui l'operaio ha preso parte negli ultimi anni “contro i radar - si legge - contro le basi militari, nucleare, in difesa di Bruno Bellomonte e come delegato Rsu Carbosulcis, sempre a favore degli operai”. Chi scrive conclude dicendo “Vogliamo vendicare la gambizzazione del camerata Andrea Antonini a Roma”.
I tempi biblici nella consegna della corrispondenza del Sulcis hanno fatto sì che la lettera venisse recapitata in redazione soltanto ieri mattina: è stata immediatamente consegnata ai carabinieri della stazione della Compagnia di Carbonia e sulla faccenda è già stata avviata un'indagine. (s. p.)
Articolo dell'Unione sarda, ho ricevuto minacce
venerdì 29 aprile 2011
Il ritorno della MayDay
Un processo che passa sicuramente dall’introduzione dei contratti a tempo determinato nel mondo del lavoro, ma che è evidente, come dimostrano le lotte dei lavoratori portate avanti negli ultimi anni, si sta allargando anche a coloro che hanno un contratto indeterminato, che vedono il loro diritto al lavoro minacciato dalle politiche supportate dalle aziende e dal Governo e spacciate per risolutrici della situazione di crisi.
I referendum Fiat sono gli esempi evidenti di questo processo di precarizzazione di massa: avere un contratto fisso non salva dalla precarietà, l'uso indiscriminato della cassa integrazione non rende forse sempre più simile un lavoratore fiat a un co.co.pro?
Hamas e Anp, le reazioni all'accordo
La stampa si concentra sull’accordo di riconciliazione nazionale tra le due fazioni palestinesi. Un governo di tecnocrati e indipendenti fino alle elezioni, previste entro un anno. Nuovo incontro al Cairo la prossima settimana
Non si parla di altro da ieri sulla stampa sia israeliana che palestinese, ma anche su gran parte della stampa internazionale; l’incontro delle due leadership palestinesi nella capitale egiziana, da una parte Azzan al Ahmed, membro del comitato centrale di Fatah, dal’altra, il leader dell’ufficio politico di Hamas a Damasco, Mousa Abu Marzouk.
Un governo di transizione fatto di “tecnocrati” e figure indipendenti (ma probabilmente senza la presenza dell’attuale Primo Ministro Salam Fayyad), elezioni entro un anno (legislative, cioè del Consiglio Nazionale Palestinese, presidenziali e del parlamento dell’OLP, quello cioè rappresentativo anche dei rifugiati, che dovrebbe subire una ristrutturazione) e intesa sulla questione sicurezza e sul rilascio del prigionieri politici da entrambi le parti. Su queste tre linee principali è stato siglato in prima lettura l’accordo, secondo quanto confermato questa mattina da Mahmoud Zahar, ex ministro degli esteri del governo palestinese di Gaza: le due fazioni si recheranno di nuovo al Cairo la prossima settimana per la firma definitiva, alla presenza dei rappresentanti di entrambi le parti e di figure politiche indipendenti. Lo stesso Zahar ha precisato che il programma di intesa, non include alcun tipo di negoziato con Israele da parte del governo ad interim.
Da questa mattina la stampa palestinese ha anche diffuso più nel dettaglio alcuni elementi chiave dell’accordo: verrà cioè nominata congiuntamente una commissione elettorale centrale e un comitato di 12 giudici che supervisionerà le elezioni. Anche in merito alla sicurezza nazionale, un comitato congiunto di difesa nazionale, sarà a capo delle forze di sicurezza palestinese.
Draghi e Cavalieri
mercoledì 27 aprile 2011
L'Italia è già in guerra
martedì 26 aprile 2011
Nucleare, Berlusconi confessa l'imbroglio
Il premier Silvio Berlusconi parla chiaramente durante la conferenza stampa del summit italo-francese. Nessun ripensamento sull’atomo, solo la scelta di scippare l’Italia della possibilità di decidere.
Ecco infatti la confessione. «Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo». Anzi, è un «destino ineluttabile» «Dobbiamo acquisire tutta l'energia dall'estero e questo grava sulle famiglie italiane per i costi. Se noi oggi fossimo andati a quel referendum non si sarebbe più parlato di nucleare».
Una famiglia "umana" per Vittorio
sabato 23 aprile 2011
I precari fanno sciopero
inconciliabili tra loro: sciopero e precario. Perché si sa, i precari non possono scioperare: sono soggetti a ricatti troppo grossi, hanno interiorizzato la sconfitta e la sottomissione al volere delle aziende, sono addirittura i datori di lavoro di se stessi, sono ricattati dal contratto di soggiorno per lavoro e dal razzismo istituzionale. Non vorranno davvero osare ciò che nessuno riesce nemmeno a immaginare. Eppure... eppure a Roma abbiamo parlato di come riprenderci il diritto allo sciopero, di come usarlo per esigere un nuovo welfare del desiderio e non solo del necessario, che deve basarsi sul reddito incondizionato e universale, slegato dalla prestazione lavorativa, su una flessibilità scelta e non imposta, sull'accesso ai beni comuni, ai nuovi diritti e ai servizi per tutte/i, sul permesso di soggiorno slegato dal contratto di lavoro. Si tratta di una questione di libertà di scelta, di uscita dal ricatto della precarietà, di immediata redistribuzione della ricchezza. Abbiamo parlato di utopia, rifiuto, cooperazione, libertà di movimento. Una cosa è chiara a tutte/i: il tempo di quella che abbiamo chiamato “narrazione della sfiga” è finito. La condizione precaria è sotto gli occhi di tutti, non c'è più bisogno di parlare dei nostri problemi individuali. È ora di passare all'attacco per dimostrare che la precarietà può fare male non solo a chi la subisce ma anche a chi la sfrutta. Dalla narrazione si deve passare all'esplosione della rabbia precaria.
venerdì 22 aprile 2011
FUGA DAI REFERENDUM
Giù le mani dai referendum sull'acqua
mercoledì 20 aprile 2011
Il governo fa marcia indietro sul nucleare
Presentato un emendamento al Senato per cancellare le disposizioni già approvate in materia di centrali nucleari in modo da far saltare la consultazione referendaria. Per Greenpeace è una "furbata"
Il Governo ha deciso di soprassedere sul programma nucleare ed ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all'esame dell'aula del Senato, l'abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese.
L'emendamento all' articolo cinque del decreto omnibus, presentato direttamente in Aula in mattinata e non inserito nel fascicolo degli emendamenti prestampati, afferma che «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». L'emendamento, presentato all' ultimo momento, nelle intenzioni del governo avrebbe l'effetto di superare il referendum sul nucleare fissato a giugno e temuto dalla maggioranza.
martedì 19 aprile 2011
Obama non convince l'America
Obama, dal canto suo, è impegnato in un piano draconiano di riduzione del deficit senza il quale, ha detto oggi, si potrebbero verificare "seri danni alla nostra economia". Per questo, ha detto il presidente degli Stati Uniti, servono «sacrifici condivisi e responsabilità condivise».
Leggi qui il discorso di Obama sul deficit
Cuba, una prima valutazione del Congresso
La relazione di Raúl Castro ha precisato che dei 291 punti originali 94 hanno mantenuto la stesura originaria, 181 sono stati modificati, mentre 16 sono stati fusi con altri e 36 aggiunti, portando il totale a 311. Difficile capire dalla relazione i criteri, soprattutto se si precisa che “questo processo si è basato sul principio di non far dipendere la validità di una proposta dalla quantità di opinioni che l’hanno appoggiata”. Già è singolare: se ci fosse stata una maggioranza che voleva capovolgere una proposta? Non contava? Raúl aggiunge che alcuni punti sono stati modificati partendo dalla proposta di una sola persona, mentre altri suggerimenti non sono stati accolti “in questa tappa”, perché “si vuole approfondire la tematica, o perché mancano le condizioni richieste”, ma in altri casi “per non entrare in aperta contraddizione con l’essenza del socialismo”. Il caso riguarda 45 proposte che hanno chiesto di permettere la concentrazione della proprietà”. Sic! Mica male per un congresso di un partito comunista…
venerdì 15 aprile 2011
I guai della Fiom
I guai della Fiom
Susanna Camusso ed Emma Marcegaglia si sono viste al mattino, nella foresteria della Confindustria di via Veneto. Incontro molto positivo, raccontano. Le due dirigenti si sono viste più volte negli ultimi mesi, e ancora lo faranno dopo lo sciopero del 6 maggio. Alla leader degli imprenditori, il segretario della Cgil ha illustrato il suo progetto di riforma della contrattazione, anche se non è ancora definitivo visto che sarà il direttivo nazionale del 10 e 11 maggio ad approvarlo. Niente deroghe ma contratti nazionali più leggeri per dare fiato al secondo livello e soprattutto una riforma della rappresentanza che certifichi i sindacati rappresentativi e introduca una forma di esigibilità degli accordi: una volta siglate le intese, insomma, i contratti si rispettano e niente scioperi. Non è un caso che proprio sulla rappresentanza si sia soffermata la chiacchierata con Marcegaglia che ha ascoltato con attenzione le idee di Camusso anche se entrambe hanno riconfermato le divergenze sul modello contrattuale del 2009 siglato solo da Cisl e Uil. Quel modello, però, sta per scadere ed è stata la stessa Confindustria qualche mese fa a dirsi disponibile a “fare il tagliando” all’intesa. Ieri Camusso ha spiegato a Marcegaglia che la Cgil quel tagliando è pronta a discuterlo. Tanto più se la linea sindacale che nella Cgil ha fatto finora ombra alla segreteria nazionale, cioè quella della Fiom, comincia a subire degli scricchiolii.
Una morte che pesa come una montagna
Vittorio è stata una presenza importante in questi ultimi anni, da quando aveva deciso di rimanere a Gaza (unico italiano) durante l’offensiva israeliana denominata “Piombo fuso”, nel dicembre 2008/gennaio 2009. Le sue testimonianze dalla Striscia di Gaza sottoposta ad un feroce e criminale bombardamento erano per noi una delle poche fonti “dal basso” che ci raccontavano la realtà della violenza che subisce quotidianamente la popolazione palestinese.
mercoledì 13 aprile 2011
La Primavera dell'Acqua a Beinette

dal blog Tavolo Associazioni del Cuneese
martedì 12 aprile 2011
Fuori i fascisti dall'università.
CASA E DIRITTI PER TUTTI/E!
Tornano i roghi di libri
Liberiamo l'Italia dal nucleare
Non esiste nucleare sicuro, l'incidente alla centrale di Fukushima in Giappone ce lo conferma drammaticamente. Atomo insicuro
Cosa deve succedere ancora perche' i governi si convincano che la strada del nucleare va abbandonata?
Insieme alla maggioranza degli italiani, come già è accaduto nel referendum del 1987, facciamo sentire la nostra voce!
Come raccontare il conflitto sociale
giovedì 7 aprile 2011
La rivoluzione vista da vicino
mercoledì 6 aprile 2011
E' ancora il 6 aprile
Ritorno a Manduria
Ritorno a Manduria
Reportage dalla tendopoli pugliese dove i migranti tunisini vengono tenuti a bada in disprezzo del diritto e in condizioni spesso inumanedomenica 3 aprile 2011
Tunisia, la rivolta è qui
Tunisia, la rivolta è qui
A Manduria l'improvvisa rivolta dei migranti che escono in corteo dalla tendopoli al grido di "Liberté"
Che ci fosse un malumore tra i migranti e che avessero deciso di scappare era evidente a tutti ma forse non ci si aspettava quello che è successo verso le 6 del pomeriggio.
Durante il sit-in nella piazza di Manduria, a cui hanno partecipato poche centinaia di persone, una parte composta da reti e collettivi antirazzisti critici per la gestione della manifestazione, hanno raggiunto la tendopoli. Lì ci si è avvicinati alle reti per dare solidarietà ai migranti, quando in pochi minuti sono usciti dalla tendopoli recintata in tanti (1000?, 1500? non saprei!). sapevano bene cosa rivendicare: libertà e asilo politico, possibilità di viaggiare verso il nord italia ed europa.
La polizia non ha fatto resistenza; era un onda in piena di fronte alla quale hanno avuto la capacità di farsi da parte e lasciarli lungo la strada provinciale. Un bel segnale di rivendicazione dei propri diritti legato a forme di protesta ragionate. Gran parte di loro, impossibile rendersi conto in quanti, sono rimasti lì davanti alla tendopoli e dopo un pò hanno deciso di rientrare. Difficile capire se abbiano approfittato anche per scappare ma con questa rivolta "pacifica" hanno dimostrato di non accontentarsi in nessun modo della precarietà in cui vivono. In Tunisia hanno iniziato a conquistarsi la libertà e quando arrivano in italia non possono rimanere indifferenti al trattamento che subiscono. Non si accontentano di fare una semplice richiesta di asilo politico (semmai sarà presa in considerazione!), di ricevere un permesso temporaneo di uscita per 12 ore ed essere poi costretti a rientrare, come se fossere agli arresti in libertà temporale e vigilata, dato che i paesi di Manduria e Oria sono pieni di polizia e carabinieri. Iermattina verso le 12 hanno riportato indietro due pullaman di migranti che hanno ripreso dalle strade di campagna, perchè non avevano con sè il foglio di permesso d'uscita.
Quello che è successo ieri pomeriggio è servito anche anche ad organizzare per la prima volta davanti la tendopoli una riunione tra collettivi e reti antirazziste provenienti da quasi tutta la Puglia, dalla quale è emersa non solo la critica alla "parata" del primo pomeriggio di Nichi Vendola, (in molti hann critica la "passerella" e ribadito che sarebbe stato più opportuno fare un corteo verso la tendopoli), ma anche la volontà di organizzare una forma di coordinamento.
sabato 2 aprile 2011
Quella portaerei di nome Sicilia
Quella portaerei di nome Sicilia
I marines di Sigonella, l’aviazione italiana di Trapani, i depositi di munizioni di Augusta, gli hangar di Pantelleria e i centri radar e logistici sparsi per l’isola. Ecco le infrastrutture e le armi usate nelle operazioni militari in Libia.
Tre scali aerei, i porti, numerose postazioni radar, depositi di munizioni e carburante. Il conflitto scatenato contro la Libia ha trasformato la Sicilia in un’immensa portaerei da dove decollano 24 ore al giorno i caccia e gli aerei-spia della variegata coalizione multinazionale anti-Gheddafi. Il cuore di buona parte dei raid pulsa tra le decine di comandi ospitati a Sigonella, alle porte di Catania, la principale stazione aeronavale delle forze armate statunitensi nel Mediterraneo. A Sigonella vivono quasi 5.000 marines che hanno combattuto negli scacchieri di guerra mediorientali e africani, nei Balcani e in Caucaso. Dal 2004 ospita il Combined Task Force 67, il comando che sovrintende alle operazioni delle forze aeree della Marina USA, come i cacciaintercettori F-15, i pattugliatori marittimi P3-C “Orion”, i velivoli di sorveglianza elettronica EP-3E e per il rilevamento dei segnali radar EA-18G “Growlers”, questi ultimi determinanti per annientare le postazioni della contraerea libica.
Lo scalo offre il supporto tecnico-logistico e il rifornimento munizioni e carburante agli aerei a decollo verticale V-22 “Ospreys” e agli elicotteri d’assalto CH-46 “Sea Knight” e CH-53E “Super Stallion” del Corpo dei marines, imbarcati sulle unità che assediano la costa nordafricana, e ai 15 cacciabombardieri F-15, F-16 e B-2 (gli “aerei invisibili”) che l’US Air Force ha trasferito nel Canale di Sicilia. Da Sigonella partono anche gli aerei cisterna KC-130 e KC-135 utilizzati per il rifornimento in volo dei velivoli impegnati nei raid. Oltre ai mezzi statunitensi, dalla base sono operativi sei caccia F-16 dell’aeronautica danesi, a cui potrebbero aggiungersi gli intercettori di Canada, Norvegia e Spagna. Coinvolti nella missione in Libia sono infine i reparti USA schierati stabilmente a Sigonella, come l’Helicopter Combat Support Squadron HC-4, il Fleet Logistic Support Squadron VR-24 e il 25° Squadrone Antisommergibile della US Navy. Un cocktail di strumenti di morte a cui l’aeronautica militare italiana non fa mancare il suo contributo: a nove pattugliatori “Atlantic” del 41° Storno antisommergibile è stato affidato infatti il controllo dello spazio aereo e marittimo prospiciente del Mediterraneo centrale.
La cosiddetta operazione Odissey Dawn ha però il pregio di offrire una concreta opportunità per sperimentare sul campo i nuovi aerei senza pilota UAV “Global Hawk” che l’US Air Force ha iniziato a dislocare a Sigonella nell’ottobre 2010 in vista della sua trasformazione in “capitale internazionale” dei giganteschi aerei utilizzati per lo spionaggio e la direzione degli attacchi, convenzionali e nucleari, contro ogni possibile obiettivo nemico in Europa, Asia ed Africa. Stando ai piani del Pentagono, nella base siciliana dovrebbe operare entro il 2012 un plotone di 4-5 “Global Hawk”, mentre altri 5 velivoli UAV potrebbero essere assegnati entro anche ai reparti della Marina USA presenti in Sicilia. A questo fine si sta realizzando un enorme complesso per la manutenzione dei “Global Hawk”, un programma considerato “strategico” dal Dipartimento della difesa, e i cui lavori multimilionari sono stati appaltati alla CMC di Ravenna (Legacoop). La NATO, da parte sua, nel febbraio 2009, ha scelto la stazione aeronavale quale “principale base operativa” dell’Alliance Ground Surveillance – AGS, il nuovo sistema di sorveglianza terrestre dell’Alleanza Atlantica. Entro il 2014, giungeranno a Sigonella 800 militari, sei velivoli “Global Hawk” di ultima generazione e le stazioni fisse e trasportabili progettate per supportare il dispiegamento in tempi rapidissimi e in qualsiasi scacchiere internazionale delle unità terrestri, aeree e navali della Forza di Risposta (NRF) della NATO.
Scalo di dimensioni più ridotte ma di uguale importanza strategica per la guerra alla Libia è quello di Trapani-Birgi. Sede dal 1984 ospita della NATO Airborne Early Warning and Control Force dotata dei velivoli radar Awacs, Trapani-Birgi ospita i cacciabombardieri F-16 del 37° Stormo dell’Aeronautica militare italiana, disponibili per le intercettazioni aeree e il bombardamento di obiettivi terrestri. È in questo scalo che il ministro della difesa La Russa ha fatto confluire i “gioielli” di morte destinati al fronte libico: quattro caccia “Tornado” del 50° Stormo di Piacenza nella versione Ecr (specializzati nella guerra elettronica e nella distruzione delle difese aeree), e due “Tornado” Ids del 6° Stormo di Ghedi per il rifornimento in volo e/o l’attacco contro target terrestri. A secondo della missione, i “Tornado” possono essere armati con i missili “anti-radar” Agm-88 Harm, con gli aria-aria Aim-9 e con gli aria-suolo “Storm Shadow”, questi ultimi con caratteristiche Stealth, una testata esplosiva perforante in grado di distruggere bunker protetti ed una gittata di circa 500 km. A Trapani sono pure atterrati i caccia supersonici Eurofighter 2000 “Typhoon” del 4° Stormo di Grosseto, velivoli con una bassa superficie riflettente al radar e forniti di missili aria-aria a guida infrarossa “DiehIris” per l’attacco ravvicinato ed Aim 120 per bersagli a 40 km di distanza. Completano lo schieramento quattro cacciabombardieri F-18 dell’aeronautica militare canadese, tra i più impegnati nei bombardamenti.
Tutti i velivoli della coalizione possono utilizzare in qualsiasi momento le due piste di volo e il mega-hangar “Pier Luigi Nervi” ricavato all’interno di una collina dell’isola di Pantelleria - la postazione più avanzata di Odissey Dawn - capace di ospitare sino ad una cinquantina di aerei da guerra. Nello scalo sono stati completati di recente i lavori di ampliamento delle piste e di ristrutturazione dell’aerostazione che ha assunto un ruolo chiave nelle attività anti-migranti. D’importanza strategica pure alcuni impianti radar disseminati in Sicilia, a partire dal centro di Mezzogregorio (Siracusa), a cui è assegnato il compito di elaborare le informazioni raccolte da aerei, unità navali e dalle squadriglie radar dell’Ami presenti nell’isola di Lampedusa e a Marsala. I dati vengono poi trasferiti al Comando operativo delle forze aeree (COFA) di Poggio Renatico (Ferrara), il più grande centro di intelligence delle forze armate in Italia. Il Dipartimento della difesa USA può contare invece sui sofisticati sistemi di telecomunicazione di Sigonella e sulla stazione di Niscemi (Caltanissetta), dove sorgono una quarantina di antenne a bassissima frequenza per la trasmissione degli ordini di attacco ai sottomarini a propulsione nucleare. Tre di questi, in immersione nel Mediterraneo, hanno già lanciato contro la Libia decine di missili da crociera “Tomahawk” contenenti al proprio interno uranio impoverito. La centralità di Niscemi nell’assetto delle comunicazioni belliche è destinato a crescere: la base è stata prescelta per ospitare una delle quattro stazioni mondiali del nuovo sistema di telecomunicazione satellitare USA, il cosiddetto “MUOS”, la cui emissione di microonde comporterà insostenibili rischi per la salute e la sicurezza della popolazione locale.
Ad assicurare le operazioni di rifornimento delle navi da guerra e dei sottomarini statunitensi, italiani e dei paesi partner è la base navale di Augusta (Siracusa), in una delle aree a più alto rischio ambientale d’Italia per la presenza di raffinerie, industrie chimiche, depositi di armi, ecc.. Augusta è classificata in ambito militare quale NATO facility ed è utilizzata dall’Alleanza atlantica e dalla VI Flotta USA per lo stoccaggio delle munizioni e deposito POL (petrolio, nafta e lubrificanti). Decine di elicotteri da trasporto fanno da ponte con la vicina base Sigonella, sorvolando popolati centri urbani. I morti di questa guerra sono invisibili. Gli angeli sterminatori, no.